Violenza sulle donne. In azienda lo sportello per chiedere aiuto

Progetto di Flai Cgil e ’Non da sola’ contro una piaga in crescita. Il Centro: "Quasi un contatto al giorno. E l’età continua a scendere".

Violenza sulle donne. In azienda lo sportello per chiedere aiuto

Violenza sulle donne. In azienda lo sportello per chiedere aiuto

Uno sportello nelle aziende per dare alle donne la possibilità di chiedere aiuto: è il ‘Filo diretto antiviolenza’ nato grazie alla Flai Cgil e all’associazione ‘Non da sola’. La Flai Cgil di Reggio infatti anche stavolta, come da dieci anni a questa parte, effettuerà una donazione a favore di ‘Non da sola’ in occasione della giornata internazionale della donna. Attraverso la contrattazione integrativa nel 2023 è stato attivato il primo esempio di sportello sociale, “Filo diretto antiviolenza” appunto, in Salumifici Granterre (ex Grandi Salumifici Italiani). E i frutti si vedono: già nel 2017 con il rinnovo del contratto provinciale dei lavoratori agricoli e florovivaisti è stato ampliato il periodo di congedo per le donne vittime di violenza di genere e costituito nella Cassa Extralegem un contributo aggiuntivo a quello erogato dall’Inps. Oltre a questo, anche negli accordi integrativi di molte aziende del territorio sono state sottoscritte clausole che prevedono l’incremento con oneri a totale carico delle aziende dello speciale periodo di congedo per le donne vittime di violenza. E proprio martedì in Caseifici Granterre (Ex Parmareggio) si è svolta la prima delle assemblee in programma previste nelle aziende che nel 2023 hanno sottoscritto accordi per l’attivazione dello sportello.

"Da marzo poi sono già state programmate assemblee nell’Agricola Tre Valli e F.lli Veroni di Correggio, in cui la contrattazione di secondo livello ha consentito di istituire lo Sportello", spiegano Sara Varini e Marilena Bianchi della Flai provinciale. "Nasce tutto dalla contrattazione – sottolinea Varini , grazie alla quale siamo riusciti a ottenere uno strumento di utilizzo collettivo, in primo luogo per la prevenzione, perché a volte una telefonata può salvare una vita, e in secondo luogo per la tutela di chi un percorso l’ha già iniziato. Sono preoccupanti i dati illustrati in assemblea, abbiamo numeri elevatissimi in provincia e questo ci ha spinto ancora di più ad andare avanti. Va tenuto presente che nel settore agro alimentare industriale le donne rappresentano circa il 60 per cento dei lavoratori". Riservatezza e anonimato sono le priorità. "Proprio per questo lo sportello nelle aziende non è un luogo fisico (altrimenti chi si si rivolge si troverebbe esposto) ma durante le assemble il centro antiviolenza mette a disposizione i propri contatti. Già sapere come comportarsi è tanto. È importantissimo anche creare una rete e coinvolgere gli uomini, può essere fondamentale una telefonata anche da parte di chi assiste a molestie e violenze".

"Le aziende generosamente ci avevano proposto uno spazio fisico ma abbiamo declinato l’offerta – spiega l’avvocato Federica Riccò, che per ’Non da sola’ si occupa di consulenze legali col gruppo avvocate socie volontarie –, in quanto avrebbe tolto l’elemento riservatezza, che è fondamentale. Abbiamo accolto con grande piacere il progetto proposto dalla Flai Cgil. Già da un anno è in piedi lo sportello nella prima azienda, altre se ne stanno aggiungendo mano a mano".

Il fenomeno della violenza di genere non accenna a diminuire. Al contrario. Per comprenderne la portata, basta dare un’occhiata ai dati disponibili. Dal 1997, al Centro sono state accolte in totale circa 7.000 donne. Andando ai dati più recenti, ogni anno il centro antiviolenza, gestito dall’associazione ’Non da sola’, accoglie circa 350 donne (solo primi contatti, quindi quasi una richiesta di aiuto al giorno), lievissime le variazioni che si registrano da un anno all’altro. Di queste 350 donne, sono italiane circa il 65 per cento, migranti il restante 35 per cento. La stragrande maggioranza delle donne che chiedono aiuto ha tra i 30 e i 49 anni, ma ci sono anche molte tra i 18 e i 29 anni. La quasi totalità denuncia violenze di tipo psicologico e molte anche multiplo (violenza fisica, economica, psicologica) e circa la metà sono donne con figli minorenni. Per circa l’80 per cento dei casi si tratta di violenze da parte di attuali partner o ex, per il resto possono essere avvenute sul luogo di lavoro, a scuola, o comunque in famiglia (un genitore o un figlio). Questi i dati del 2022. Per quanto riguarda il 2023 si è registrata una tendenza a un aumento dei dati.

"Il numero delle donne che si rivolgono a noi è sempre più o meno è lo stesso – fa notare Riccò –, sono semmai alcune caratteristiche a cambiare, ad esempio l’età, che tende a scendere. Ci capitano anche donne giovanissime, sui 20 anni. Quasi sempre l’autore della violenza è il findanzato (o compagno o marito), ma ci sono casi in cui il violento è un figlio. A volte, la molestia o la violenza si verifica all’interno dei luoghi di lavoro. C’è anche da tenere a mente che anche le violenze subite a casa incidono sul lavoro, perché la donna se le porta dentro anche quando va a lavorare". Altro aspetto importante, "noi veniamo contattate anche da uomini che magari hanno amiche, sorelle, compagne di lavoro in difficoltà e ci chiamano per capire come possono aiutarle. Noi allora illustriamo le attività del centro ma specifichiamo sempre che è però la donna poi che ci deve chiamare, e che aspettiamo quella chiamata". Molte si mettono in contatto col centro ma poi non hanno il coraggio di andarci: "A queste donne, posso dire che siamo lì per loro. Al centro troveranno operatrici formate che possono ascoltarle ed elaborare anche una valutazione del rischio, senza mai dare giudizi. Il giudizio, nel centro, non entra proprio. Non si verrà giudicate in nessuna delle scelte, compresa anche quella di essere rimasta tanti anni con un uomo violento o la scelta di tornare a casa. Una volta arrivata qui, la donna poi non è obbligata a fare nulla: sarà lei a decidere cosa fare, con l’appoggio delle operatrici, anche per la successiva ripresa in mano della sua vita".