"Vogliamo solo lavorare". I trattori sfilano in via Emilia. Dietro di loro 11 km di coda: "Speculazioni e svendite"

Alla fine sono arrivati in 100 bestioni agricoli, partiti da Rubiera per Mancasale. Tra loro anche gruppi di consumatori, contro le multinazionali del cibo. E sul grano il contesto è internazionale: "Importato da Russia, Canada e Ucraina".

"Vogliamo solo lavorare". I trattori sfilano in via Emilia. Dietro di loro 11 km di coda: "Speculazioni e svendite"

"Vogliamo solo lavorare". I trattori sfilano in via Emilia. Dietro di loro 11 km di coda: "Speculazioni e svendite"

"Non vogliamo sovvenzioni, all’agricoltura ne sono state date anche troppe, ma solo fare il nostro lavoro. Chiediamo di essere ascoltati e vogliamo prezzi adeguati: produciamo cibo, e lo facciamo nel rispetto della salute dei cittadini, della terra, del Made in Italy".

Così uno dei coordinatori della protesta degli agricoltori ha arringato la folla radunata ieri mattina alle Fiere di Reggio. Era arrivata in auto da tutta la provincia ma soprattutto con un convoglio di cento trattori partiti alle 8 da Rubiera, diretti lentissimamente a Reggio su una Via Emilia dove - dietro di loro - si sono formati fino a 11 km di incolonnamenti. E poi l’ingresso in tangenziale, dove i bestioni si sono schierati in doppia corsia, fino alle Vele di Calatrava. La pioggia torrenziale non li ha fermati, né ha afflosciato i tricolori ("Siamo apolitici, vogliamo solo tornare a casa a lavorare i nostri terreni. Non abbiamo bandiere di associazioni, partiti, sindacati perché noi siamo l’Italia") né sciolto la vernice dei cartelli esposti su forche e cofani: "Niente suolo = niente cibo", "Speculazioni e vendite sottocosto: basta", "No farm, no food, no future", "Il giusto prezzo al produttore e un miglior prezzo al consumatore".

Una mattinata di passione per la viabilità di Reggio, per quella che si è caratterizzata per essere tra le maggiori manifestazioni di questo movimento agricolo. Nella folla anche un gruppo di donne che distribuisce volantini: "Siamo consumatrici e appoggiamo la protesta perché vogliamo sapere cosa mangiamo, da dove viene il cibo, come viene prodotto, se contiene veleni. Ne va del futuro di tutti". Un’altra (dice di chiamarsi Giovanna D’Arco) aggiunge: "Questi contadini sono i custodi della centuriazione che ci arriva dall’Antica Roma; strade, canali, borghi rurali… Le multinazionali vogliono spazzare via le nostre radici culturali, farci mangiare cibi sintetici".

Ci sono Lino Franzini con i "dighisti duri e puri" che vogliono a Vetto un invaso da 100 milioni di metri cubi per salvare i campi stabili e la filiera del Parmigiano-Reggiano. "La prossima tappa sarà Bruxelles la prossima settimana, dove si riuniscono tutti i ministri europei dell’Agricoltura. Devono ascoltarci", afferma uno dei portavoce reggiani. "Cerchiamo di unire tutto il territorio nazionale, contro i personalismi - Giorgio Bonacini - Noi non abbiamo mai detto nulla contro le associazioni, che però sono ostili. Ma il problema è di tutti: qui non si fa reddito, su un bene comune che è la terra. Se noi siamo con l’acqua alla gola, in Meridione c’è chi è già sotto". In più, per il Settore Primario non esiste un Antitrust. Alessio Algeri è un viticoltore di Scandiano che produce anche cereali a rotazione: "Non c’è margine. Ad esempio, abbiamo una filiera del grano con standard elevatissimi, ma il nostro prodotto viene equiparato a roba importata: in Canada il frumento viene essiccato grazie a sostanze da noi vietate".

Gli fa eco il collega Luca Valentini, 200 ettari a cereali tra Reggio e Castellarano: "C’è il calo costante da anni ma si è arrivati ad un punto in cui si va sotto. Il 70% viene importato da Canada, Russia, Ucraina… Coltivavo patate, ho lasciato perdere: guadagnavo solo 25 euro al quintale, ma al mercato si comprano ad un prezzo 20 volte maggiore. Vogliamo è guadagnare più noi, perché i margini ci sono, non far spendere di più ai cittadini".