Zucchero cerca la luce: "Tempi troppo bui"

Il cantautore apre a Londra il suo tour e pensa alle guerre: "Ë notte fonda e allora tendo a essere solare. Ma il rock è troppo annacquato"

Zucchero cerca la luce: "Tempi troppo bui"

Zucchero cerca la luce: "Tempi troppo bui"

Guerre, musica e radici. È uno Zucchero a briglie sciolte quello che si presenta nei corridoi della Royal Albert Hall la mattina dopo l’inizio di un suo nuovo tour mondiale (68 anni, dov’è l’elisir?). Adelmo Fornaciari vede nero, questa volta sul serio. "Viviamo tempi bui. Anzi, è notte fonda", riflette guardando al mondo in fiamme a Est. Abituato al nomadismo ("Io da quando ho undici anni sono fuori casa", dice pensando al suo trasferimento forzato da Reggio Emilia a Forte dei Marmi), il cantautore da 40 anni gira per i palchi di mezzo mondo. In Italia tornerà in estate negli stadi con Overdose d’amore world wild tour: il 23 giugno a Udine, il 27 a Bologna, il 30 a Messina, il 2 luglio a Pescara e il 4 a Milano.

Ma intanto mette in chiaro che certi posti li evita volentieri: "In passato andavo volentieri in Russia. Ho iniziato ad andarci nel ‘90 con il concerto al Cremlino. Quello russo è un pubblico attento che ama l’arte e la cultura. Adesso non ci siamo più andati e anche se fossi invitato non ci andrei". Per poi aggiungere sardonico: "Ma non andrei neppure da Netanyahu o da Trump". Un pizzico di veleno e poi l’antidoto: "In questi momenti qua, tendo a esser più solare possibile, a trovare più luce possibile".

Che non vuol dire abbassare i toni, autocensurarsi, avere bon-ton. Tutto il suo disprezzo per il politicamente corretto lo esprime così: "Purtroppo, oggi nel rock è tutto annacquato. Nessuno che ci va giù pesante, nessuno che prende una posizione".

Un paio di eletti, in realtà, li ha in testa anche lui. Tutt’altro genere, ma stessa grinta: "Salmo scrive testi in cui mi identifico. Dal vivo ha una band forte, ha un linguaggio che arriva e si espone. Mi piace moltissimo. Ma anche Marrakesh e Blanco".

Si parla di musica e di duetti, lui che vanta collaborazioni con mostri sacri come Miles Davis e Eric Clapton. "Sono stato tra i primi a farli, ora li lascio agli altri. Anche perché molti artisti con cui avrei voluto lavorare non ci sono più. Una su tutte Amy Winehouse". Fantasticando, però, due nomi li butta sul tavolo. "Non so se ci saranno altri ospiti durante il tour, ma se potessi scegliere mi piacerebbe avere Mark Knopfler e Cat Stevens". Chissà.

Un ultimo sguardo agli affari musicali di casa, direzione Liguria. "Non è che non mi voglia il festival di Sanremo. È che non so se ci andrei io. Ha un po’ straccato i coglioni – dice Zucchero scivolando sul dialetto –. E poi vado in gara a far cosa?"

Ma su una cosa ha le idee chiare: nessun governo deve limitare l’espressione artistica. Il riferimento è al protocollo contro la ’violenza’ nei testi proposto dal sottosegretario alla Cultura Giammarco Mazzi: "Non credo che uno come Guccini o De André o De Gregori sottoscriverebbe una roba del genere, e non lo sottoscriverei nemmeno io. C’è qualcuno che a parole fra i politici è meno violento di uno che scrive testi?"

Per adesso si pensa al nuovo tour, funestato poco prima dell’inizio dall’improvviso ricovero dello storico batterista Adriano Molinari. "Abbiamo trovato questo ragazzo, Phil Mer, che è stato straordinario. Si è studiato trenta pezzi in una notte e sul palco suonava leggendo la musica direttamente". Zucchero punta tutto sul live. E sulla sua band da dieci fenomeni, "che non sono mercenari" ci tiene a specificare. Menzione speciale per l’incredibile corista camerunense Oma Jali, che anche a Londra ha incantato il pubblico con voce potente e danze afrodisiache. "L’ho scoperta su Youtube. Non l’ho neanche audizionata", ricorda con un sorriso.

La scaletta portata nella sala concerti di sua maestà è quella rodata negli ultimi dieci anni. Funziona bene così dal punto di vista dinamico, dice Zucchero, "ci sono picchi, ballate e mezzi tempi".

Se poi dovesse cambiare, ha a disposizione un repertorio di 250 canzoni da cui pescare. La carrellata dei classici come Overdose d’Amore, Diamante, Miserere e Dune mosse, si alterna con gli ultimi brani scritti, tra cui quelli nostalgici sulle sue radici reggiane, con Un soffio caldo e Chocabeck. Insomma, Tout se tient.