Ospedale in prima linea contro la violenza. All’Infermi apre la stanza-rifugio per le vittime

Una stanza di accoglienza specifica per le donne vittime di violenza è stata inaugurata in un ospedale di Rimini. Offre un luogo protetto per riflettere sull'accaduto e decidere se denunciare o ricorrere ad una rete amicale o familiare.

Ospedale  in prima linea contro la violenza. All’Infermi apre la stanza-rifugio per le vittime
Ospedale in prima linea contro la violenza. All’Infermi apre la stanza-rifugio per le vittime

È operativa, ormai da lunedì scorso, in una zona riservata dell’ospedale di Rimini, una stanza di accoglienza specifica per le donne vittime di violenza. La stanza era stata inaugurata, a fine novembre, in presenza delle massime cariche della Sanità locale e dalla vicesindaca Chiara Bellini e la presidente del Consiglio regionale, Emma Petitti. All’inaugurazione ha partecipato anche la benefattrice che, pur desirando di restare anonima, ha donato per la realizzazione della stanza ben 70mila euro in segno di riconoscenza per le cure ricevute dalla sua famiglia. La somma è stata utilizzata, appunto, per allestire la spaziosa camera antiviolenza con un ambulatorio dedicato. È una risposta alle "150 donne" vittime di violenza recatesi al Pronto Soccorso (di cui 4 per violenza sessuale) soltanto nel 2022. "Ma la violenza non è solo fisica, ci sono altre forme di violenza che si intrecciano con quella fisica". A parlare è la dotttoressa Tiziana Perin, mentre spiega che la stanza è stata pensata affinché l’accoglienza venga gestita nel modo più idoneo "anche nei casi meno gravi di chi fugge da relazioni tossiche con il partner o l’ex partner".

La stanza è arredata in modo protettivo anche per gli eventuali figli delle donne in difficoltà. Perché "quando la vittima di abusi non ne può più, si reca al Ps portando con sé i bambini – spiega la Pierin –. Uno dei suoi timori più grandi, quando decide di denunciare, è che le vengano sottratti i figli". La stanza servirà ad accogliere la donna nelle ore successive al trauma, consentendole una "riflessione più ponderata sull’accaduto". "Deve avere il tempo di decidere se vuole denunciare oppure se preferisce rivolgersi a una rete amicale o ad un familiare che abita in un’altra città, dal canto nostro facciamo tutto il possibile per rintracciare chi possa prendersi in carico la donna".

Andrea G. Cammarata