Ristoratore ’nostalgico’. La Procura fa appello contro l’assoluzione

L’oste avrebbe chiesto scusa al Duce dopo il servizio a due famiglie senegalesi. In primo grado era stata riconosciuta la tenuità del fatto, ma l’accusa non ci sta .

Ristoratore ’nostalgico’. La Procura fa appello contro l’assoluzione

Ristoratore ’nostalgico’. La Procura fa appello contro l’assoluzione

Tutto è iniziato nell’agosto del 2020. Nella pizzeria-ristorante ’La tana marina’ a Viserbella, dove durante la festa di compleanno di una bambina di due anni era scoppiato il finimondo dopo che – secondo le accuse – il ristoratore titolare del locale al termine del servizio alla tavola di due famiglie senegalesi aveva pensato bene di rivolgersi a un ritratto del Duce appeso al muro chiedendo scusa, tendendo anche il braccio per fare il saluto romano. Con questa accusa il ristoratore, rappresentato dall’avvocato Piero Ippoliti, nelle scorse settimane era finito a processo di primo grado, al termine del quale l’uomo era stato assolto vedendosi riconosciuta la "particolare tenuità del fatto" da parte del giudice. Per effetto della sentenza di primo grado però il ristoratore imputato dovrà versare comunque 5.600 euro di danno morale nei confronti della famiglia senegalese che lo aveva querelato.

Questo il punto fermo messo dal giudice in primo grado, con una sentenza però che non è piaciuta proprio a nessuno, per motivi diversi. Inizialmente fu proprio la difesa del ristoratore a manifestare per prima la volontà di impugnare la decisione del giudice, ribadendo la propria "assoluta innocenza" non avendo "fatto nulla" e sostenendo che nel locale non ci fosse una foto di Mussolini affissa, ma un’immagine su una cassa di vini di Predappio. Ma adesso, con deposito avvenuto venerdì, anche la Procura nella persona della sostituto procuratore Giulia Bradanini ha deciso di fare appello alla sentenza di primo grado, non ritenendo adeguata l’assoluzione per il riconoscimento di una tenuità del fatto che secondo la tesi accusatoria tenue non è. L’intento della Procura è infatti quello di ribaltare il verdetto del Tribunale in appello, sostenendo la gravità di quanto viene accusato di aver fatto il ristoratore di Viserbella nei confronti dei senegalesi e quella sera clienti del suo locale.

Fu proprio a seguito di quel presunto "Scusami Benito" infatti che l’indomani Adijsam Mbengue, residente a Imola e zia della piccola festeggiata al ristorante ’La tana marina’, si recò dai carabinieri presentando la denuncia-querela nei confronto dell’oste, ricostruendo appunto quella dinamica di disprezzo e nostalgia fascista che l’imputato avrebbe dimostrato a seguito del servizio al loro tavolo. La prima pagina giudiziaria è stata scritta, ma ora la Procura vuole andare già al secondo capitolo: verso il secondo grado di giudizio.