Sfruttate e raggirate. Assume come bariste due ospiti della Caritas poi le caccia senza pagarle

ll giudice ha condannato l’amministratrice della società che gestiva il locale di Riccione a versare 16mila come risarcimento, ma nel frattempo la donna è sparita dalla circolazione.

Sfruttate e raggirate. Assume come bariste due ospiti della Caritas poi le caccia senza pagarle
Sfruttate e raggirate. Assume come bariste due ospiti della Caritas poi le caccia senza pagarle

Le aveva illuse, offrendo loro la possibilità di lavorare in un bar e di non dover più chiedere aiuto alla Caritas. E le due donne in effetti avevano cominciato a lavorare nel locale come bariste, alla sera. Peccato che nei due mesi dietro al bancone non abbiano visto un solo euro di stipendio. Sfruttate e truffate da chi aveva promesso loro un lavoro e grazie a esso, finalmente, una nuova vita. Le due donne, una profuga ucraina di 45 anni e una russa di 51, per cercare di ottenere quanto loro spettava alla fine non hanno potuto fare altro che denunciare l’ex datrice di lavoro. Ma lei nel frattempo si è resa irreperibile. Così "al danno si è aggiunta la beffa per le due lavoratrici: rischiano di rimanere a mani vuote, nonostante abbiano vinto la causa", sottolinea l’avvocato Jessica Valentini, che le ha assistite nel contenzioso. Con sentenza del 25 gennaio il giudice del lavoro Lucio Ardigò ha infatti condannato l’ex titolare del bar a risarcire le due donne con 6.756 euro ciascuna, e a pagare le spese legali per un importo totale di altri 2.700 euro. Ma non sarà facile per loro recuperare i soldi dovuti perché "nonostante la società con cui era gestito all’epoca il bar risulti ancora attiva, della rappresentante legale che aveva assunto le due donne non si hanno più notizie".

La vicenda inizia nel 2022, quando l’amministratrice di una società si presenta alla Caritas in cerca di personale per un bar di Riccione che gestisce. Per le due donne, entrambe assistite dalla Caritas perché in gravissime difficoltà economiche, sembra l’occasione della vita. Vengono assunte con un contratto a tempo determinato, iniziano a lavorare nel bar, in pieno centro a Riccione, l’8 giugno del 2022. Ma quando arriva il momento di ricevere il loro primo stipendio, quello di giugno, restano a bocca asciutta. Le due bariste continuano a lavorare ancora per qualche settimana, senza vedere un euro, e nel frattempo pressano la titolare per ricevere finalmente le paghe dovute. Niente da fare. Non solo: a fine luglio entrambe vengono licenziate.

Le due donne decidono di rivolgersi alla Cgil e aprono una vertenza nei confronti della società. Il sindacato manda le prime diffide e il caso viene segnalato anche all’Ispettorato del lavoro. Ma la situazione non si sblocca. Si arriva così davanti al giudice. "La titolare non si è mai presentata al processo e si è resa irreperibile – spiega l’avvocato Valentini – Il giudice del lavoro l’ha condannata in contumacia a pagare gli stipendi arretrati nonché le quote di 13esima, 14esima e del Tfr spettanti". Peccato "che l’ex titolare del bar sia completamente sparita". E le due donne, tuttora alla ricerca di un’occupazione, rischiano di non vedere un euro. "La cosa più odiosa di questa vicenda – conclude la Valentini – è che la società in questione aveva cercato personale tra le persone ospiti della Caritas, offrendo loro l’occasione di risollevarsi". Purtroppo "non è un caso isolato nella nostra provincia: ci sono capitati altri episodi simili".