Veneto, Covid hospital di Schiavonia: no bipartisan di 44 sindaci padovani

Sbarramento anche in Regione: "180 mila abitanti ora non dispongono più di un Pronto soccorso" dichiarata Lorenzoni (Pd); critica anche Forza Italia

Covid hospital

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Veneto, 9 dicembre 2021 - La riattivazione del Covid Hospital di Schiavonia disposta dalla Regione Veneto per far fronte alla crescita dei contagi e dei ricoveri della quarta ondata della pandemia e al prossimo rientro in zona gialla, ha scatenato la protesta bipartisan di 44 sindaci della Bassa Padovana, e ora le critiche arrivano anche dal Consiglio regionale, tanto da esponenti di opposizione che di maggioranza. "In quasi due anni di pandemia, la Regione del Veneto, competente in materia di Sanità, non ha messo in campo una valida alternativa al Covid Hospital individuato negli Ospedali Riuniti Padova Sud Madre Teresa di Calcutta", attacca il portavoce delle opposizioni in Consiglio regionale Arturo Lorenzoni, che assicura il proprio impegno a "sottoporre la questione nelle sedi opportune". 

180 mila abitanti senza più pronto soccorso

Anche perché l'ospedale di Schiavonia "copre l'intero territorio della Bassa Padovana, per un totale di 180.000 abitanti", che ora non dispongono più di un Pronto soccorso ma solo di un Punto di primo intervento, "struttura del sistema di emergenza sanitaria la cui funzione si limita unicamente al trattamento delle urgenze minori e ad una prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità", che devono poi essere trasferiti.

Elisa Venturini (Fi): "Pazienti Covid distribuiti in altre strutture"

 "In prima battuta, chiedo alla Regione Veneto, anche modificando il piano pandemico dell'Ulss 6 Euganea, di distribuire i pazienti Covid-19 in altre strutture, eventualmente anche in altre province in un'ottica di visione solidale, senza privare la Bassa Padovana del suo unico ospedale. Questo territorio durante la pandemia ha già sofferto moltissimo sotto tutti i punti di vista", interviene la consigliera Elisa Venturini, capogruppo di Forza Italia. 

"Legnago e Rovigo potrebbero assorbire le necessità dei paesi vicini"

"Se fosse proprio impossibile non chiudere Schiavonia, chiediamo che questa situazione duri il meno possibile, il tempo strettamente necessario al superamento della pandemia. Ma soprattutto, durante il periodo di chiusura, sarebbe importante dare la possibilità ai residenti della Bassa Padovana, di rivolgersi anche alle strutture fuori dell'Ulss 6 Euganea che potrebbero essere più vicine: penso ad esempio a Legnago e Rovigo che potrebbero assorbire le necessità dei paesi vicini al confine con le altre Province", conclude Venturini.