Addio al locale storico "La città è un mortorio, chiudo il Caffé del teatro Ecco la mia nuova sfida"

Il titolare Antonio D’Andrade molla dopo 17 anni in piazza della Repubblica "Siamo stati i primi in tante cose, è un pezzo della mia vita ma così non va. Ora puntiamo su stoccafisso e pasticciotto da portare in tutta Italia".

Addio al locale storico  "La città è un mortorio,  chiudo il Caffé del teatro  Ecco la mia nuova sfida"

Addio al locale storico "La città è un mortorio, chiudo il Caffé del teatro Ecco la mia nuova sfida"

di Nicolò Moricci

Chiude lo storico "Caffè del teatro": addio a un pezzo di storia durato 17 anni. In tanti hanno notato il cartello "Chiuso per ferie", ma la saracinesca del locale di piazza della Repubblica si sta abbassando definitivamente. A pesare sulla chiusura, i sussidi del governo che non aiutano nella ricerca di personale, ma anche un cambio generazionale troppo repentino e una preparazione poco adeguata dei camerieri: "Ancona, dopo il Covid, è cambiata. La città – spiega il titolare leccese, Antonio D’Andrade Corsa – offre sempre meno, perde appeal e questo bar, a cui ho dato la vita, non è più un business".

Era il 2006 quando Antonio D’Andrade, con un passato da bancario, decise di tuffarsi nel mondo della ristorazione e dell’intrattenimento. Il Caffè, accanto al teatro delle Muse, aprì 17 anni fa: "Ne rilevai la licenza da un signore che lo chiudeva intorno alle 18. Noi, invece, tiravamo fino alla mezzanotte. Siamo stati i primi a portare ad Ancona un nuovo concetto di intrattenimento. Siamo stati noi – continua Antonio – a dare vita all’apericena anconetano e a inventare l’happy hour. Adesso, la ricerca di personale è difficile, i sussidi del governo, come il reddito di cittadinanza, non aiutano e la formazione di baristi ha risentito del lockdown, con ragazzi spesso poco professionalizzati, che preferiscono restare a casa. Certo, dispiace chiudere, questo bar sono io, ma chiusa una porta si apre un portone. Nell’altra attività di famiglia, il ristorante Gino (con 100 anni di storia), in piazza Rosselli, stiamo creando un nuovo laboratorio per portare le nostre specialità, stoccafisso e pasticciotto leccese, in giro per l’Italia. Si chiamerà ‘Stockfish food Italy’ e in 24 ore – prosegue – saranno consegnati gli ordini in tutta la penisola. Queste conoscenze e abilità le ho acquisite solo grazie al Caffè e a tutti i servizi che ho fatto negli anni".

D’Andrade, con la sua attività, ha infatti collaborato ai più importanti eventi che hanno animato il capoluogo: da Adriatico Mediterraneo alla Notte della taranta, passando per la selezione canora di vari festival anconetani. "Un tempo, ad Ancona, l’aperitivo era solo drink e noccioline, noi abbiamo arricchito l’offerta con musica e tartine. E la sfida era farlo in 20 metri quadri. La magia del Caffè, infatti, era l’esterno", con splendidi tramonti sul porto. "I giovani di oggi sono ignoranti dal punto di vista enogastronomico, c’è un altro approccio alla movida. La città è un mortorio dalle 13.30 alle 17 e dalle 20.30. Ancona non vive più quei momenti di cui il bar doveva vivere".

Tanti i personaggi famosi che passarono dal Caffè: il mondo dello spettacolo, col ragionier Fantozzi, Francesco Pannofino, i fratelli Bennato e Lucio Dalla, ma anche la politica, con Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri e Raffaele Fitto. Poi, Neri Marcorè, nomi celebri della taranta, Giancarlo Paglialunga ed Enza Pagliara, ma anche dei Sud Sound System. Uno dei ricordi più belli di Antonio è il rapporto con Dalla: "A 16 anni, facevo il servizio d’ordine a un suo concerto e Dalla scese dal palco sudatissimo, con la canottiera, e mi chiese di andare a raccogliere della rucola per le friselle, prelibatezza pugliese di cui andava matto. Passarono 40 anni e due anni prima che morisse tenne un concerto ad Ancona. Venne a colazione da me e gli chiesi se amasse ancora le friselle, che mi erano appena arrivate da Lecce. Disse di sì, ma mi domandò come facessi a saperlo". Così, iniziò un lungo viaggio nel tempo, interrotto dalle richieste di foto e autografi dei passanti: "Lucio divorava le friselle e per stringere le mani a tutti si puliva le dita piene di pomodoro sui vestiti".