Agricoltori stremati: "Noi, in marcia su Roma"

Il grido di Enzo Natalini: "Non posso lasciare mio figlio nei casini. E’ il nostro lavoro da generazioni, ma siamo in perdita da due anni"

Agricoltori stremati: "Noi, in marcia su Roma"
Agricoltori stremati: "Noi, in marcia su Roma"

"Siamo io e il mio unico figlio a portare avanti 80 ettari. E’ il lavoro ereditato da generazioni e generazioni, il mio trisnonno era contadino e io e mio figlio siamo legatissimi a questo mestiere che per noi è vita, ma non posso permettermi di lasciare mio figlio nei casini. Ora dopo due anni in perdita, viviamo grazie alla mia pensione". Quella di Enzo Natalini, di Polverigi, è solo una delle tante voci presenti alla mobilitazione degli imprenditori agricoli e allevatori mercoledì a Jesi. Una protesta massiccia, rumorosa e colorata si è svolta alla periferia di Jesi, in via don Rettaroli, con alcune incursioni a piccoli gruppi di trattori nel traffico cittadino. Una protesta rumorosa che prosegue. Ieri e oggi diversi imprenditori agricoli dello Jesino e della provincia di Ancona saranno a Roma (i marchigiani andranno giovedì) per portare al governo le loro richieste. Gli organizzatori locali della mobilitazione, guidati da un’agricoltrice di Chiaravalle, Elisa Fulgenzi, a Jesi hanno avuto dalla questura il permesso per fare un presidio statico, senza cortei, ma ogni tanto un piccolo gruppo di trattori partiva verso la città dove hanno incassato per lo più applausi e incoraggiamenti dagli automobilisti. I manifestanti non hanno esposto le bandiere delle associazioni di categoria, ma solo il tricolore italiano. Si tratta di piccoli e medi produttori, che ritengono di essere danneggiati dalle politiche della Ue, ma anche dal mancato supporto del governo italiano o dalle stesse organizzazioni agricole. Marco e Andrea Laudazi fanno bio: "E’ diventato difficilissimo – spiegano - Le certificazioni sono costosissime. A Monsano rischiamo di perdere 250 ettari bio nonostante la Regione abbia annunciato il distretto del biologico. I contributi regionali non sono sufficienti. Noi avevamo due operai, ma l’anno scorso siamo stati costretti a non tenerli più". Presenti al presidio jesino anche alcuni operai Cnhi che produce trattori preoccupati per la situazione di stallo del mercato dovuto anche alla riduzione degli incentivi. "Dobbiamo ancora finire di pagare il trattore acquistato tre anni fa quando le cose andavano bene ed è difficile andare avanti per noi che lo facciamo da generazioni. E’ difficile arrivare a fine mese", commenta il 22enne Denis Pocognoli di Collamato, nel fabrianese. Tanti piccoli imprenditori, aziende per lo più a gestione familiare. Tutti decisi a lanciare un grido d’allarme forte ma in maniera pacifica.

Sara Ferreri