Giuseppe Orlandi, padre di Mattia
Giuseppe Orlandi, padre di Mattia
"Due anni e nove mesi da quella sera, siamo ancora qui...". Giuseppe Orlandi, padre del 15enne Mattia, di Frontone nel Pesarese, una delle vittime nella strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, la notte dell’8 dicembre 2018, scandisce ancora una volta i tempi di una vicenda incredibile. È stato sempre presente in udienza anche durante il precedente procedimento concluso...

"Due anni e nove mesi da quella sera, siamo ancora qui...". Giuseppe Orlandi, padre del 15enne Mattia, di Frontone nel Pesarese, una delle vittime nella strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, la notte dell’8 dicembre 2018, scandisce ancora una volta i tempi di una vicenda incredibile. È stato sempre presente in udienza anche durante il precedente procedimento concluso con sei condanne per la banda dello spray, nonostante il dolore che lo attanaglia e le parole rotte dal pianto. Anche oggi è stato in aula per il procedimento bis sulle carenze strutturali del locale e di sicurezza per l’evento.

"È inaccettabile quello che è successo, morire così... quella strutture non era a norma, era evidente, inaccettabile che non se ne siano accorti. Non si può giocare con la vita della gente", afferma, mostrando sul cellulare la foto dell’uscita di sicurezza n.3 quella in cui la balaustra cedette innescando cadute uno sull’altro delle persone presenti e le morti per compressione toracica-asfissia.

Nel mirino di Orlandi anche Sfera Ebbasta, il trapper che quella sera si sarebbe dovuto esibire in dj set alla Lanterna: "Non è possibile che non controlli i locali dove andrà a esibirsi, se sono sicuri...e doveva arrivare due ore prima, invece era ancora a Rimini a festeggiare il compleanno...". "Gli indagati dovranno spiegare come mai questo locale era stato riaperto e non aveva i requisiti, la concessione edilizia – attacca – Il procedimento? Sono fiducioso, resta che abbiamo perso dei figli, si poteva e si doveva evitare, bastava lavorare con più criterio e testa. È stato assurdo".

Quel locale, ricorda, "a ottobre del 2017 era chiuso e l’hanno fatto riaprire inspiegabilmente, non era a norma con la sicurezza. Lo ha dimostrato la consulenza chiesta dalla Procura. Speriamo che questo iter ci renda almeno un po’ di giustizia – conclude – perché anche i nostri figli vogliono una risposta al perché hanno perso la vita...".