Furto nel peschereccio, ladro rintracciato dopo anni

Aveva portato via tre chili di pesce a una delle famiglie storiche del settore. Poi si erano perse le sue tracce ma fermato per un controllo è stato riconosciuto. .

Furto nel peschereccio, ladro rintracciato dopo anni

Le indagini della polizia

Approfitta dell’assenza del proprietario del peschereccio per salire sull’imbarcazione, forzare la porta della ghiacciaia e sparire con 3 chilogrammi di pesce appena pescato e pronto per la vendita della mattina. Un danno ingente per una delle famiglie anconetane più storiche di questo antico mestiere nonché portavoce anche della marineria dorica quando il prezzo del carburante ha messo più volte a rischio il lavoro in mare. Il ladro di pesce è stato rintracciato quasi subito perché il peschereccio era pieno di sue impronte e il suo nome era già nella banca dati della polizia per alcuni precedenti con la giustizia. E’ un tunisino di 43 anni che è finito a processo per furto aggravato davanti alla giudice Paola Moscaroli.

Il fatto risale al 13 settembre del 2017, attorno alle 22, ma poi si erano perse le tracce dello straniero tanto che il processo non era mai potuto partire perché non era stato possibile notificargli gli atti a suo carico. Di recente però, durante un controllo del territorio, una pattuglia della polizia lo ha fermato in centro e identificato scoprendo che pendeva su di lui un processo. Cosi gli atti gli sono stati notificati a mano e ieri si è potuto aprire il dibattimento. L’imputato è difeso dall’avvocato Francesco Conti. E’ stato sentito il primo testimone dell’accusa, un agente della Polmare che aveva fatto l’intervento a bordo del peschereccio subito dopo il furto. Il poliziotto aveva avuto modo di constatare che il lucchetto della ghiacciaia era stato forzato, la porta era stata trovata aperta e all’intemo del freezer erano sparite 35 casse di pesce fresco. La Scientifica si era occupata di rilevare le impronte digitali sul lucchetto manomesso e all’interno del peschereccio trovando quelle del tunisino. Il 43enne, che ha diversi alias, era in effetti, all’epoca, un addetto che lavorava a bordo di altri pescherecci e conosceva la zona del Mandracchio, al porto dorico, dove era ormeggiato il mezzo derubato, di proprietà di due fratelli, appartenenti alla storica famiglia di pescatori. Uno dei fratelli nel frattempo è deceduto e il processo prosegue con una sola parte offesa, un 60enne. Prossima udienza il 9 maggio.