I giorni della pandemia. Mascherine anti Covid, farmacie truffate: arriva la condanna

Due anconetani avevano approfittato dell’emergenza sanitaria: siti internet camuffati e loghi di ditte accreditate modificati ad arte.

I giorni della pandemia. Mascherine anti Covid, farmacie truffate: arriva la condanna

I giorni della pandemia. Mascherine anti Covid, farmacie truffate: arriva la condanna

Siti internet camuffati, loghi di ditte accreditate dal ministero della Salute che sarebbero stati modificati per sostituirsi come venditori di dispositivi protettivi durante l’emergenza Covid-19 e per commercializzare mascherine facciali, guanti in nitrile e alcol. Almeno una decina tra privati cittadini e titolari di farmacie sono rimasti truffati pagando gli importi con regolari bonifici bancari per non vedersi poi arrivare la merce. Il giochetto sarebbe andato avanti per due mesi, da aprile a giugno del 2020, quando c’era carenza di presidi protettivi e il virus era nel pieno dei contagi. Ad approfittarsi dell’emergenza sanitaria sarebbero stati due anconetani, uno di 26 anni e l’altro di 30 anni, accusati di truffa e falsità materiale di documenti informatici in concorso. Per il 30enne è arrivata la condanna martedi, davanti al giudice Carlo Cimini, che lo ha ritenuto responsabile per un solo episodio, quello in cui la farmacia beffata, che si trova a Bologna, non si era vista consegnare guanti, bottigliette di alcol e mascherine ffp2 per un importo di quasi 2.200 euro. Il titolare si è costituito parte civile nel procedimento oltre ad aver fatto denuncia. Il giudice ha condannato l’imputato, difeso dall’avvocato Stefano Pauri, alla pena di 10 mesi. Il 26enne è stato invece condannato sempre a 10 mesi ma in un procedimento parallelo, dalla giudice Paola Moscaroli, dove ha fatto l’abbreviato. Era difeso dall’avvocato Federica Battistoni.

Nel processo davanti al giudice Cimini il 30enne aveva a suo carico altre farmacie e privati beffati ma da quelle contestazioni, nove in tutto, ma è stato prosciolto per tacita querela. Nello stesso procedimento l’imputato aveva denunciato il 26enne per sostituzione di persona, ritenendolo responsabile per gli addebiti che gli sono poi stati contestati. E’ stato assolto per non aver commesso il fatto. Il 26enne, stando alle accuse, avrebbe fatto le operazioni mentre il secondo avrebbe fomito i propri dati per la registrazione di due siti a suo nome con i riferimenti bancari del proprio conto per incassare i pagamenti. Così avrebbero alterato il documento informatico del ministero della Salute che indicava alla voce "soggetto autorizzato al commercio online di medicinali" e rilasciato ad una vera società che si occupava di distribuire i presidi sanitari protettivi per inserirlo nel proprio sito web. Cittadini ma anche personale medico e sanitario, che in quel periodo cercavano di proteggersi dalla diffusione del virus, hanno abboccato alle offerte di vendita acquistando diverso materiale ma mai consegnato.