I locali che chiudono "Il centro è deserto dalle 20 Continuano a mancare eventi E la gente fugge dalla città"

L’ultimo a mollare è stato il "Caffè del teatro" di piazza della Repubblica: "Qui è un mortorio". Ma sono tanti i commercianti che si lamentano della situazione del centro e della periferia.

di Nicolò Moricci

"Ancona è un mortorio: non possiamo più andare avanti così". Dopo la notizia di ieri sulla chiusura dello storico "Caffè del teatro", il Carlino ha intervistato ristoratori e baristi della zona per capire se davvero il centro sia un mortorio, come sostiene il titolare del Caffè di piazza della Repubblica, Antonio D’Andrade: "Ormai, questo bar non è più un business – aveva detto – Sono costretto a chiudere perché le generazioni di oggi sono sempre meno propense alla cultura enogastronomica, Ancona sta perdendo il suo appeal e si fa difficoltà a reperire personale. I sussidi governativi, come il reddito di cittadinanza, non aiutano e baristi e camerieri che troviamo sono poco preparati. Forse perché – ipotizzava D’Andrade – quando erano studenti la loro formazione, negli istituti alberghieri, ha risentito del lockdown e della pandemia".

Una città, Ancona, che ancora sulla carta è capoluogo di regione, ma che offre sempre meno in termini di cultura e intrattenimento. "Il corso è deserto già alle 20.30", come confermano dal Caffè, mente Osimo e Sappanico, tra sagre e feste paesane, pullulano di vita e di gente proveniente da ogni parte delle Marche. "D’estate, Ancona non ha mai vissuto di gente del posto – commenta Francesco Pinna, di Gnao Gatti – Noi abbiamo mare e spiaggia, i cittadini si spostano là: questi sono motivi storici. Quello che noto ora, invece, è che c’è meno turismo e chi arriva per imbarcarsi non viene convogliato in centro, o forse non viene informato delle bellezze di Ancona: perché? Il divario tra il numero delle persone che sbarcano dalle crociere e quelle che si presentano in centro è ampio. Girano meno persone di quelle che potrebbero farlo. Il personale? Io ho uno staff consolidato, ma le generazioni di oggi hanno un’altra filosofia di vita: antepongono le loro priorità al lavoro, è il solito divario generazionale".

Per Michele Angelo Zannini, del bar Giuliani "è un dato di fatto che la città perda appeal. La giunta deve fare qualcosa per far tornare Ancona il capoluogo di regione che è sempre stato. Pare che la volontà politica ci sia, tanto che si sta organizzando la Festa del mare. La città deve fare da calamita per le realtà limitrofe. Invece, oggi sono gli stessi anconetani ad andare altrove. E poi, va recuperata la vocazione turistica, che Ancona non ha mai avuto, sia per un problema logistico-strutturale sia per un problema infrastrutturale. La biglietteria del porto è troppo distante dal centro, non c’è un parcheggio per chi si imbarca e quindi manca la possibilità di visitare la città con una navetta. Chi deve imbarcarsi arriva 6-7 ore prima e resta sotto il sole, in auto. Invece, i turisti devono far girare l’economia e conservare un bel ricordo della Dorica".

Non usa mezzi termini Massimo Lampa della trattoria Tredici cannelle: "Ancona è morta, la sera è il nulla cosmico. Per agosto, non ci sono eventi, mentre qui intorno è pieno di iniziative e i giovani sono costretti a fare 50 chilometri per divertirsi. Non possiamo aspettare la Festa del mare del 3 settembre, serve intervenire subito". Parola d’ordine ‘cultura’: "È questa la soluzione per rendere Ancona più appetibile – fa Marcello Sinibaldi, di De Gustibus – La città è addormentata, gli affitti sono troppo cari e qui la Galleria dorica è ancora una desolazione".