Il braccialetto nel mirino: "E’ soltanto un deterrente, non può fare da armatura"

Parla un ingegnere delle telecomunicazioni che per anni ha seguito anche casi di femminicidio "Solo il carcere o una guardia del corpo 24 ore su 24 probabilmente avrebbe potuto salvarla".

Il braccialetto nel mirino: "E’ soltanto un deterrente,  non può fare da armatura"

Il braccialetto nel mirino: "E’ soltanto un deterrente, non può fare da armatura"

"Il braccialetto elettronico per quanto tecnologicamente avanzato non protegge, non è un’armatura, più che altro è un deterrente per chi è sottoposto a questa misura". A parlare sul caso di Cerreto d’Esi dove Concetta (Titti) Marruocco è stata uccisa da 39 coltellate da parte di Franco Panariello, il marito da cui si stava separando, è un ingegnere delle telecomunicazioni dello staff di Luca Russo che per dieci anni ha seguito la gestione dei braccialetti elettronici e si è occupato da vicino dei femminicidi di Melania Rea, Rossella Goffo che lavorava ad Ancona per mano dell’amante ascolano Alvaro Binni, ma anche del caso di Pamela Mastropietro. Il killer aveva infatti il braccialetto elettronico che avrebbe dovuto suonare a 200 metri da dove si trovavano la vittima e sua figlia ma lo ha fatto in ritardo proprio mentre Panariello la stava uccidendo.

"Il braccialetto – spiega il tecnico – è legato alla rete gps e funziona bene all’esterno ma meno nei luoghi chiusi. E e se è di ultima generazione utilizza anche le onde radio che negli anni scorsi erano le sole utilizzate. Il Gps è piuttosto preciso e può sbagliare al massimo di 5-10 metri. Il braccialetto (in questo caso una ‘cavigliera’, ndr) va collegato ad una presa Usb per la ricarica e se questa non dovesse essere effettuata scatta l’allarme dall’unità Usl che nel caso di arresti domiciliari va inserita in casa, mentre con il divieto di avvicinamento va collocata presso la vittima".

Ma basta un raggio di 200 metri per impedire che un ex che, secondo il processo in corso avrebbe già percosso e violentato, possa diventare il suo aguzzino? "La distanza viene impostata dall’autorità giudiziaria a seconda del singolo caso, anche in base alla vicinanza con la caserma dove si trova la sala operativa che riceve l’allarme e ad altri fattori – spiega ancora il tecnico – In questo caso credo che anche aumentando la distanza a cui il braccialetto avrebbe lanciato l’allarme sarebbe stato difficile proteggere la donna. Solo il carcere o una guardia del corpo 24 ore su 24 probabilmente avrebbe potuto farlo. Forse, inserendo come distanza 30 chilometri, si sarebbe potuto consentire l’arrivo della pattuglia, ma nel prendere queste decisioni entra in campo la limitazione della libertà dell’imputato".

Eppure Titti si sentiva più sicura da quando aveva quel dispositivo gps. "Fare un processo al braccialetto o dare la colpa ad un suo presunto tardivo funzionamento lo trovo inutile" conclude.