Il Corecom in prima linea: "Revenge porn e bullismo, i nostri ragazzi in pericolo. Genitori, navigate con loro"

Intervista alla presidente Cinzia Grucci, prima a capo della polizia postale delle Marche "Non è la rete che genera i mostri ma questa sa amplificare tantissimo un evento mediatico".

Il Corecom in prima linea: "Revenge porn e bullismo, i nostri ragazzi in pericolo. Genitori, navigate con loro"
Il Corecom in prima linea: "Revenge porn e bullismo, i nostri ragazzi in pericolo. Genitori, navigate con loro"

Educare alla navigazione sul web, sin da giovani. È l’idea della presidente del Corecom Marche (il Comitato regionale per le comunicazioni), Cinzia Grucci. L’ex capo della Polizia Postale delle Marche riflette sulla pericolosità di un mondo vasto come quello della rete, dove alcuni attacchi social avrebbero portato alla morte anche Giovanna Pedretti, la titolare della pizzeria Le Vignole (Lodi), nel mirino delle critiche per un post in difesa di alcune persone gay e di un disabile che avevano mangiato nel suo locale.

Grucci, la morte di Pedretti non è l’unica…

"Il revenge porn, la diffamazione, il bullismo fisico e virtuale: non è il primo caso, né purtroppo sarà l’ultimo. Penso alle morti di Tiziana Cantone, Carolina Picchio, Andrea Spezzacatena, Megan Evans. Non è la rete che genera i mostri, che esistono a prescindere, ma questa sa amplificare tantissimo, spesso in negativo, un evento mediatico. Ricordo quando ero a capo della Polizia Postale delle Marche fino al 2021: durante una perquisizione avevamo trovato nel Pc alcune immagini pedopornografiche che risalivano a un caso di 25 anni fa, nel quale la vittima, un adolescente, era ripreso in pose intime. La famiglia allora fu costretta a cambiare città".

Cosa si può fare allora?

"Non possiamo togliere Internet, ma occorre lavorare sull’educazione dei giovani. La scuola già li sta educando, ma le basi devono partire dai genitori. Ci sono Paesi nei quali viene imposto al papà e alla mamma di seguire il proprio figlio nella navigazione sul web, perché se un ragazzo è educato sin da piccolo evita di scrivere odio in rete. Poi importante è il concetto di web reputation".

Ovvero?

"La reputazione online di una persona fisica o giuridica, costituita dalla percezione che gli utenti del web hanno di un determinato soggetto. Ogni azione che si compie online va a incidere sulla propria web reputation. Dobbiamo tutti essere chiamati alla professionalità sul web, senza inventarsi false notizie contro una determinata pagina o una persona".

C’è un problema di controllo della rete?

"Esiste perché la maggior parte dei reati sono perseguibili solo a querela. Senza non si può iniziare una indagine così come non si può oscurare una pagina. In passato in diversi hanno parlato di ’polizia del web’, ma tutto ciò non si può dato che si andrebbe contro l’articolo 21 della nostra Costituzione che tutela la libertà d’informazione. Il discorso è quello di fare prevenzione dei reati".

Cosa fa il Corecom nel contrasto al problema?

"Ci battiamo per la ricerca della verità se un determinato fatto in rete accade o è una bufala. Anche se non sempre è facile vista la presenza di tecnologie recentissime come l’intelligenza artificiale. Innanzitutto andiamo alla ricerca della fonte, dato che l’utente è un generatore di notizie sui social media o lo fa sfruttando la tecnologia dell’IA, poi cerchiamo di contrastare le notizie negative tramite un meccanismo di controllo. Tutti questi passaggi sono fondamentali per arrivare poi a una comunicazione non violenta. Un po’ come fanno altri organismi tipo il Garante della privacy o l’Agcom, che possono emanare linee-guida, regolamenti o leggi".

Un’attività diversa da quella della Polizia Postale delle Marche.

"Allora verificavamo possibili reati persuasibili d’ufficio. Se il sito era italiano, notiziavamo la procura della Repubblica e iniziavamo un’indagine verificando il soggetto, il content provider, e anche il webmaster, ovvero colui che progetta il sito, per vedere se le responsabilità era differenziate. Per reati più gravi, che comportavano anche un’esposizione dei minori, c’era una task force a Roma che coordinava i nostri monitoraggi. Se la pagina incriminata proveniva dall’estero, si interpellava l’Interpol del Paese di competenza perché svolgesse le indagini".

Cosa ne pensa dell’intelligenza artificiale?

"Ci vado con i piedi di piombo: l’IA ancora non garantisce prodotti di qualità come quelli ad esempio di un giornalista quando verifica una notizia. Questa tecnologia fa parte del gioco e della sfida, ma non può essere un sostituto della professionalità e dello spirito critico umano".