La guerra e il circo clandestino . In scena c’è "L’Uomo Calamita"

Sabato lo spettacolo della compagnia El Grito al teatro Concordia di Cupramontana.

La guerra e il circo clandestino . In scena c’è "L’Uomo Calamita"

Giacomo Costantini della compagnia El Grito interpreta «L’Uomo Calamita»

Dopo oltre cento repliche in giro per l’Italia, torna nelle Marche lo spettacolo che porta il grande circo a teatro. Sabato (ore 21.30), al teatro Concordia di Cupramontana, andrà in scena "L’Uomo Calamita", scritto e diretto da Giacomo Costantini della compagnia El Grito in collaborazione con Wu Ming 2, e portato in scena dagli stessi autori, Costantini (Uomo Calamita), Wu Ming 2 (voce narrante) e Fabrizio "Cirro" Baioni, batterista di Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri, che cura anche le musiche del progetto. Lo spettacolo è il perfetto punto di incontro tra l’arte circense contemporanea e la letteratura di ricerca, illusionismo e musica, per una performance polifonica in equilibrio sul filo immaginario della sperimentazione. Tra spericolate acrobazie, colpi di batteria e magie surreali, la voce dal vivo di Wu Ming 2 guida lo spettatore in una trama ricca di pathos e di suggestioni. Sullo sfondo c’è la seconda guerra mondiale, e un circo clandestino oggetto delle attenzioni della polizia politica. "L’Uomo Calamita" e altri fenomeni da baraccone si ritrovano così senza tendone e braccati dalla legge. Lena, una bimba di otto anni, si ritrova invece senza il suo supereroe preferito e senza lo spettacolo che attendeva fin dall’anno prima. Per sfuggire alla persecuzione, i circensi si danno alla macchia ma, con l’aiuto di Lena, usano i propri poteri, l’astuzia e il magnetismo per combattere gli orrori della guerra. "L’Uomo Calamita" è un supereroe che, tra i funambolismi del corpo e della lingua e i suoi pericolosi esercizi di equilibrismo magnetico, lascia il pubblico con il fiato sospeso. Mentre Cirro sfoga sulla batteria tutta la rabbia accumulata da quando i nazisti hanno ucciso suo fratello, Wu Ming 2 fa anche un esercizio dalla cui riuscita dipende la vita dell’Uomo Calamita. "Siamo circensi, quando sfidiamo la morte lo facciamo sul serio", dice Costantini, che in uno dei suoi numeri è incatenato, appeso per i piedi, immerso in una vasca d’acqua.