La scomparsa di Andreea. Casolare ancora al setaccio. Il corpo non venne visto da chi era già entrato lì?

Sono entrati un volontario della protezione civile, uno dei vigili del fuoco ma anche lo Youtuber maceratese che ha girato il video poi messo in Rete.

La scomparsa di Andreea. Casolare ancora al setaccio. Il corpo non venne visto da chi era già entrato lì?

La scomparsa di Andreea. Casolare ancora al setaccio. Il corpo non venne visto da chi era già entrato lì?

Simulata la presenza di un corpo, al primo piano traballante del casolare sulla Montecarottese a Castelplanio dove il 20 gennaio scorso sono stati ritrovati i resti ossei di una giovane donna che si presume possano essere di Andreea Rabciuc: sono stati fatti entrare tutti coloro che avevano avuto accesso proprio a quel casolare nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa della ragazza jesina. Nel nuovo sopralluogo di ieri al casolare di via Monte Adamo sono entrati un volontario della protezione civile, un altro volontario dei vigili del fuoco ma anche lo Youtuber maceratese che ha girato il video poi lanciato in rete del "casale degli orrori".

Scortati dai vigili del fuoco per via dei locali inagibili e a rischio crollo e con elmetto in testa accessoriato di telecamera, i tre ieri mattina sono entrati simulando il percorso fatto in quei giorni, ipotizzando che il corpo della 27enne fosse già lì in alto, magari sopra le loro teste. Secondo quanto emerso sino ad oggi infatti l’ipotesi che si starebbe percorrendo è che il corpo sarebbe stato lì sin dall’inizio, probabilmente impiccato, visto il ritrovamento di un foulard con le stelline legato a una trave e qui decomposto.

Alla presenza del pm Irene Bilotta, ieri mattina in diversi sono entrati nel casolare dove il 20 gennaio scorso sono stati ritrovati i resti ossei di una persona, probabilmente la 27enne di origini rumene, il suo zainetto, un foulard e un messaggio impresso sul corrimano che conduce al traballante primo piano dove sarebbe stato originariamente il corpo, prima di decomporsi e cadere sulla scalinata che porta al piano terra. Un messaggio che non indicherebbe espressi intenti suicidi.

Ieri è stata ricreata l’ambientazione ipotizzata nel giorno dei sopralluoghi, oscurando anche una finestra sul davanti. Sul posto i carabinieri del Sis, quelli della compagnia carabinieri di Jesi, con il comandante Elpidio Balsamo, l’analista forense Luca Russo, il medico legale Adriano Tagliabracci e lo psichiatra, Marco Ricci Messori per cercare di capire se davvero Andreea Rabciuc, possa aver deciso da sola di farla finita entrando in quel casolare dopo una notte burrascosa e probabilmente in preda agli effetti delle droghe. Del resto lei stessa aveva mandato dei messaggi di richiesta di aiuto quella notte e anche nei giorni precedenti ai suoi amici rumeni sostenendo di essere in pericolo e nei guai per scelta sua.

Si è cercato di ricostruire ancora una volta il passaggio di persone in quel casolare che si trova a meno di un chilometro di distanza dalla roulotte dove con il compagno Simone Gresti, ancora oggi unico indagato, Andreea aveva passato la sua ultima notte assieme ad altri due conoscenti, l’11 marzo di due anni fa. Sul posto, pc alla mano, anche l’analista forense Luca Russo, cui il pm aveva affidato l’analisi di due cellulari che Gresti aveva acquistato dopo la scomparsa. Nessun accertamento irripetibile ma si sono cercate anche localizzazioni di telefonini attraverso le celle telefoniche. Per capire se, in concomitanza con la rottura della finestra sul retro, poche ore dopo la scomparsa e poi di nuovo alcuni giorni dopo, sia entrato lì qualcuno prima del ritrovamento dei resti. Magari proprio Simone Gresti, che resta l’unico indagato, dapprima per sequestro di persona e spaccio di droga e, dopo il ritrovamento del corpo, anche per omicidio volontario e istigazione al suicidio.