L’inchiesta di Pietralacroce. Nessun abuso sulle terrazze, i grottaroli vincono il primo round

In dieci erano finiti nel mirino per manufatti in calcestruzzo e scivoli di cemento e ferro. Ieri per due di loro, i primi, è arrivata l’assoluzione piena in tribunale: "Il fatto non sussiste".

L’inchiesta di Pietralacroce. Nessun abuso sulle terrazze, i grottaroli vincono il primo round

L’inchiesta di Pietralacroce. Nessun abuso sulle terrazze, i grottaroli vincono il primo round

Nessun abuso sulle terrazze e gli scivoli a mare, i grottaroli vincono il primo round in tribunale. La vicenda è quella relativa a dei controlli effettuati da Capitaneria di porto, Comune e guardia di finanza, a partire dall’inverno 2022, sul versante della Scalaccia, a Pietralacroce, sotto il ristorante "Il Baffo". Dieci grotte erano finite nel mirino non per la loro cavità ma per la superficie antistante fatta di terrazze in calcestruzzo e scivoli di cemento e ferro per agevolare l’ingresso di barche in acqua. Queste opere, stando alle accuse che hanno portato i proprietari dritti in tribunale, ricadevano in area demaniale e sarebbero state realizzate e occupate senza un valido titolo. Contestata la violazione di una norma paesaggistica, per opere eseguite in assenza di autorizzazioni o in difformità da essa (un codice dei beni culturali e del paesaggio), e la violazione di un codice della navigazione relativa all’occupazione abusiva di uno spazio demaniale.

I dieci grottaroli si erano opposti ad un decreto penale di condanna (preferendo affrontare un processo), disposto dal giudice su richiesta della Procura, un modo per punire i reati meno gravi in maniera più veloce rispetto ad un processo e con una pena pecuniaria, in denaro. Per due di loro, sono i primi ad aver visto concluso il processo davanti alla giudice Tiziana Fancello, è arrivata lunedi una assoluzione piena. Per la norma paesaggistica sono stati assolti "perché il fatto non sussiste" mentre per l’occupazione abusiva l’assoluzione è arrivata "per non aver commesso il fatto". I due grottaroli, di 80 e 60 anni, anconetani, erano difesi dall’avvocato Marco Pacchiarotti.

L’accertamento da parte del finanzieri era stato fatto il 27 gennaio del 2022. In un caso lo scivolo a mare non era più nemmeno integro, avendo subito l’erosione del mare. Per quegli spazi i grottaroli hanno pagato per diversi anni una tassa di occupazione che poi non è più arrivata essendo suolo demaniale, quindi pubblico e accessibile a tutti. Durante il dibattimento la difesa si è affidata a consulenti e a persone che rappresentano una memoria storica delle grotte che hanno chiarito come scivoli e terrazze persistono da più di 60 anni ed erano stati ritenuti utili per proteggere negli anni la falesia dal fenomeno dell’erosione.

In udienza sono stati portati anche vecchi articoli di giornale, datati 1985, in cui già all’epoca si affermava che il demanio aveva acquisito gli scali d’alaggio privati per tenerli ad uso pubblico, sanando di fatto la situazione di abusivismo creata negli anni dai grottaroll. Per le altre sei grotte (dei dieci del decreto penale di condanna), le udienze saranno nei prossimi mesi. Resta invece ancora in fase di indagine preliminare la questione di una cinquantina di grottaroli della falesia di Pietralacroce, emersa a febbraio dello scorso anno, durante un consiglio comunale, sempre per l’utilizzo abusivo di scali a mare e piattaforme.