Morte Carlo Giuliani, il post del consigliere Pd di Ancona. "Prendere la mira e sparare"

Poi Diego Urbisaglia si scusa per le parole ma - dice - "il concetto resta". L'ira del Pd. I genitori: "Si vergogni". Il sindaco: "Ho altri problemi"

La morte di Carlo Giuliani nel 2001 (Ansa)

Il 20 luglio 2001 moriva, a Genova, in piazza Alimonda, Carlo Giuliani, giovane di 21 anni figlio di Giuliano e Haidi, ma prima di raccontarne la morte va spiegato il contesto in cui avvenne. Dal 19 al 21 luglio 2001 i Grandi della Terra convergono a Genova per il G8. Il movimento 'no global', allora molto forte, organizza una tre giorni di contromanifestazioni sempre a Genova, dove – nel timore di scontri, le cui voci si accavallavano da mesi, tra vere e false – viene creata una 'zona rossa' che deve proteggere i partecipanti al G8 (Capi di Stato e di governo) dai manifestanti. Al governo, in Italia, c'è Berlusconi e il centrodestra, ministro degli Esteri era Gianfranco Fini, agli Interni c'era Claudio Scajola. La sede di Genova per la riunione del G8 suscita subito notevoli perplessità a causa della complessa topografia della città. A Genova vennero dispiegati di 18 uomini di tutte le diverse forze armate e dell'ordine per prevenire inutilmente eventuali incidenti. Compaiono subito, all'inizio dei primi cortei dei 'no global', venerdì 20 luglio, i famigerati 'black bloc' (termine che, in Italia, venne storpiato in 'black block' e così rimase), sinonimo di violenti, anarco-insurrezionalisti, etc. Così, dopo il primo e unico corteo pacifico, quello del 19 luglio, già dal mattino del 20 luglio si iniziano a verificare incidenti in tutte le piazze (lontane dalla zona rossa) in cui i 'no global' avevano deciso di manifestare. Verso le 17 di quel giorno, la compagnia Echo dei carabinieri – nata per fronteggiare cortei violenti – esegue un ordine insolito: caricare il corteo no global, capeggiato dai principali centri sociali italiani (Leoncavallo di Milano in testa) che stava sfilando in via Tolemaide, all'altezza di via Caffa, per colpirne il fianco. Data la conformazione urbanistica della città, che preclude le vie di fuga, i manifestanti – alcuni di loro, non solo black bloc, in assetto di combattimento in vista di probabili scontri per infrangere la zona rossa (dove mai arrivarono) – reagiscono con altra violenza. L'arma dei Carabinieri e i suoi Defender iniziano a ripiegare in modo disordinato e precipitoso. Uno dei due Land Rover che chiudeva la carica, con a bordo il carabiniere Mario Placanica, fatto salire perché colpito dai fumogeni e in preda a attacchi di panico, finisce in piazza Alimonda. Lì si blocca a causa di un cassonetto che gli ostruisce la strada mentre alcuni manifestanti continuano gli scontri nelle immediate vicinanze. Qui succede l'irreparabile. Placanica arma la pistola e minaccia di aprire il fuoco contro i manifestanti. Carlo Giuliani, che si trovava a tre metri dal Land Rover (quindi non a distanza ravvicinata), secondo diverse testimonianze, raccoglie un estintore vuoto già scagliato in precedenza contro il Defender e lo brandisce verso l'alto. E' a questo punto che Giuliani viene colpito da un proiettile all'altezza dello zigomo sinistro e si accascia al suolo. Il Defender con a bordo tre carabinieri, tra cui Placanica, fa retromarcia e poi va in avanti, passando per due volte sul corpo del povero giovane, che perde sangue, ma è ancora vivo. Nel frattempo i Carabinieri si riorganizzano, lanciano lacrimogeni, caricano i manifestanti, forse calpestano il corpo di Carlo e riconquistano la piazza. Arrivano, dopo un po' di tempo, la scientifica e l'ambulanza, un fotografo viene malmenato, compare un sasso insanguinato vicino al corpo di Carlo, un vice questore si lancia all'inseguimento di un manifestante gridando “L'avete ucciso voi”, mentre il Defender con a bordo Placanica si dirige verso l'ospedale per farsi medicare. Il giorno dopo, sabato 21 luglio, è la volta di altre cariche al corteo (questa volta del tutto pacifico) dei No global, poi arriverà la notte dell'irruzione alla scuola Diaz e infine le torture inflitte ai fermati nel carcere di Bolzaneto, ma questa è già tutta un altra storia. Dal punto di vista giudiziario, il carabiniere ausiliario Placanica è stato indagato per omicidio e poi prosciolto dalla giustizia italiana, ma la Corte europea dei diritti dell'uomo, a cui la famiglia Giuliani aveva fatto ricorso, ha criticato la gestione dei sistemi di sicurezza da parte dell'Italia durante il G8 e disposto un risarcimento di 40 mila euro ai familiari di Giuliani a carico dello Stato italiano.

Ancona, 21 luglio 2017 - "Se in quella camionetta ci fosse stato mio figlio, gli avrei detto di prendere bene la mira e sparare". Nell'anniversario della morte di Carlo Giuliani avvenuta il 20 luglio 2001 durante il G8 di Genova, il consigliere comunale e provinciale Pd di Ancona Diego Urbisaglia, 39 anni non ancora compiuti, professione vigile del fuoco, pubblica su Facebook un post choc. Poi si scusa per le parole usate, anche se sottolinea che il concetto resta valido. Le polemiche non si placano.

Urbisaglia, nel post choc, ricorda che nel 2001, all'epoca del G8 di Genova, portava "le pizze tutta l'estate per aiutare i miei a pagarmi l'università e per una vacanza che avrei fatto a settembre. Guardavo quelle immagini e dentro di me tra Carlo Giuliani con un estintore in mano e un mio coetaneo in servizio di leva parteggiavo per quest'ultimo. Oggi nel 2017 che sono padre, se ci fosse mio figlio dentro quella campagnola gli griderei di sparare e di prendere bene la mira. Sì sono cattivo e senza cuore, ma lì c'era in ballo o la vita di uno o la vita dell'altro. Estintore contro pistola. Non mi mancherai Carlo Giuliani".

Poi il consigliere comunale Pd fa dietrofront e il giorno dopo l'anniversario della Diaz si scusa con un altro post su Facebook: "Chi mi conosce sa che non cerco notorietà e che dico sempre quello che penso... mi sono già scusato per certe parole inappropriate usate...ma non cambio certo il mio giudizio... dentro quella Campagnola c'era un ragazzo, intorno il delirio, di fronte uno con un estintore, di fianco uno con una palanca di legno...io sto con il carabiniere...punto!". 

 

LA REAZIONE DEI GENITORI: "SI VERGOGNI" "Quel signore può vergognarsi!". Queste le parole di Heidi, madre di Carlo Giuliani, riferendosi al consigliere Urbisaglia. "Non so cosa possa sapere di quanto accaduto in piazza Alimonda quel giorno, non so cosa conosca della morte di mio figlio. Non mi interessa cosa dice quel politico. Per me può solo vergognarsi". Il padre del giovane ucciso durante il G8 di Genova, Giuliano, le fa eco: "Certe frasi non meritano risposta. Non commento queste affermazioni".

 

LA RICHIESTA DI DEFERIMENTO E dai deputati Pd, Emanuele Fiano e Alessia Morani, arriva la richiesta di deferimento alla commissione di garanzia del Partito democratico. "Quanto espresso dal consigliere Urbisaglia non è accettabile nè nel merito né nel metodo - commentano -. Le parole dell'esponente del Partito democratico non sono solo sbagliate perché istigano alla violenza, ma sono ingiustificabili anche alla luce delle sue tardive scuse". "Chi ricopre un incarico pubblico - continuano i deputati Pd - non può usare toni così violenti su un episodio così drammatico e calpestare quanto già oltretutto esaminato dalla magistratura. Pertanto è necessario secondo noi un suo deferimento alla commissione di garanzia del Partito per le opportune decisioni e per una censura dura sulle parole da lui espresse che non rappresentano certo il pensiero del Partito democratico".

 

SANZIONI IN ARRIVO Non si è fatta attendere la reazione del Nazareno con il deferimento del consigliere Urbisaglia alla commissione di garanzia Pd. "Quanto detto dal consigliere Urbisaglia è del tutto inaccettabile e assolutamente ingiustificabile - afferma Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del Pd -. Per questo ho chiesto alla Commissione di garanzia competente di assumere senza indugi nei suoi confronti i provvedimenti sanzionatori previsti dal nostro Statuto".

 

LE REAZIONI DEL PD Anche dal Pd territoriale un coro unanime di critiche. "Certe dichiarazioni sono incompatibili con il ruolo di rappresentante delle istituzioni e l'adesione a una forza democratica e di sinistra" ha detto il segretario del Pd delle Marche, Francesco Comi. E pure il Pd e il gruppo consiliare del Pd di Ancona si dissociano "totalmente" dalle dichiarazione fatte su Facebook dal consigliere Diego Urbisaglia sui fatti di Genova. "Tali dichiarazioni - affermano - non fanno parte del patrimonio etico e politico di un partito di centro sinistra al quale il consigliere è iscritto, pertanto non solo non condividiamo tale posizione, ma la riteniamo profondamente sbagliata e lesiva all'interno di un dibattito democratico. Riteniamo opportuno e doveroso che la commissione di garanzia del partito si esprima subito nel merito e assuma i provvedimenti previsti dallo Statuto del nostro partito". A riassumere il malcontento all'interno del Pd c'è il post della senatrice marchigiana Camilla Fabbri. "Le parole del consigliere comunale di Ancona Urbisaglia su Carlo Giuliani sono indegne di un rappresentante delle istituzioni e di un esponente del Pd".

 

IL SINDACO MANCINELLI: "HO ALTRI PROBLEMI" Taglia corto invece il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, che si limita a dire: "Ho altri problemi di cui occuparmi. Sono più importanti i problemi della città"