Odissea per un impianto. Libreria Sonnino senza luce: "Sono pronto a incatenarmi"

Dopo un corto circuito i vigili del fuoco gli hanno detto di mettere il tutto a norma "Ho presentato il progetto in Comune, ma nessuno mi ascolta. Voglio solo lavorare".

Odissea per un impianto. Libreria Sonnino senza luce: "Sono pronto a incatenarmi"
Odissea per un impianto. Libreria Sonnino senza luce: "Sono pronto a incatenarmi"

La storica libreria Sonnino in bilico e senza luce. Il titolare pronto alla protesta pacifica: "Non ho più le forze e il Comune non mi ascolta". È quanto racconta Pierluigi Sonnino, un monumento di Ancona al pari (quasi) della statua di Cavour. Lui, con il sigaro e il cappello, è parte degli arredi della centralissima piazza. Sua la prima libreria dell’usato all’aperto, che ha quasi 40 anni. Ha sempre avuto lo sguardo lontano, Pierluigi Sonnino, ma ora – dice – "nessuno mi ascolta". E pensare che i suoi scaffali, per così dire, sono una delle attrazioni del capoluogo. I murales – anzi le bouquiniste dipinte – sono opere dei più celebri street artist del panorama europeo, come Run. La cornice perfetta per i turisti che si avvicinano alla bancarella tra Hume ed Hemingway. Sapore di vecchio, ma profumo di cultura. Ma ora Sonnino rimane al buio: "A febbraio del 2023 – spiega lui – c’è stato un cortocircuito perché i fili della libreria passavano sopra gli alberi. Uno di queste fece una scintilla e prese fuoco". Di lì, l’intervento dei vigili del fuoco, che – stando a quanto racconta Sonnino – gli avrebbero detto di dover "rimettere a norma l’intero impianto elettrico". Un comune incidente, insomma, che l’ha costretto a ripensare tutto: "Sono senza luce da quasi un anno, mi devo arrabattare con delle lucine del cavolo a pile". E spesso Sonnino chiude prima, all’imbrunire. D’altronde, com’è comprensibile, una libreria senza luce non lavora tantissimo.

Eppure Pierluigi in questa attività ci ha messo anima e corpo, da sempre. Ma i danni economici derivanti dalla potenziale mancata vendita, anche per via della mancanza di luce, è lui a sostenerli: "Tramite il mio consulente, ho presentato il progetto il 16 giugno, ma nessuno mi rispondeva. Ho iniziato a chiamare, ad andare negli uffici, ma il personale mi rimbalzava da una parte all’altra. È stata un’odissea. Dopodiché, finalmente, dopo tanta attesa, ho ricevuto la risposta. La mia istanza è stata rigettata. Un semplice riscontro per iscritto da parte dell’ingegnere del Comune che però non ha addotto alcuna motivazione. Sicché – riflette – io non posso modificare il progetto perché non so cosa ci sia di sbagliato. Ho chiesto un incontro con il tecnico dell’amministrazione, l’ingegner Borgognoni, che mi ha detto di poter parlare solo con il mio ingegnere, che però non riesce ad incontrarlo". Una barzelletta. "Sono pronto ad arrampicarmi su un albero e ad incatenarmi, oppure farò un bivacco autorizzato. Vede – prosegue Sonnino – alla mia età non ho più la forza di combattere. Il Comune spende 45mila euro nelle luminarie, ma cade in queste cose. Le luci di Natale sono da sempre un grande spreco, qualunque sia il colore politico della giunta. Però, bene che abbiano tolto gli arredi di corso Garibaldi, erano osceni". Poi, l’appello: "Vi prego, permettetemi di lavorare ancora".