"Paga: ci tieni alla vita?": arrestati due usurai

Padre e figlio in carcere con l’accusa di aver estorto danaro a un macellaio anconetano. Interessi da 50% mensile al 600% annuo

"Paga: ci tieni alla vita?": arrestati due usurai

"Paga: ci tieni alla vita?": arrestati due usurai

Ancona, 4 aprile 2024 – Li trovava dappertutto, sotto casa, al lavoro. Pedinato e minacciato di continuo. "Guarda che se non paghi sono guai grossi per te, ci tieni alla vita?". Questo più o meno il contenuto della messa in guardia che padre e figlio, di 48 e 27 anni, avrebbero rivolto ad un macellaio anconetano a cui avrebbero prestato soldi a strozzo. Stando alle accuse infatti per un debito di 7mila euro erano arrivati a chiederne almeno 27mila al negoziante, con gli interessi che lievitavano di mese in mese se sgarrava anche di un solo giorno il pagamento dovuto. Quando ha cominciato a temere davvero per la sua vita il macellaio, con una attività in centro, si è rivolto alla polizia chiedendo aiuto. La squadra mobile diretta da Carlo Pinto ha avviato una indagine, coordinata dal sostituto procuratore Marco Pucilli, per trovare quanto bastava per mettere nei guai i due presunti ricattatori, entrambi giostrai. La situazione sarebbe diventata così pericolosa da far scattare un fermo per padre e figlio, originari di Lanciano, in Abruzzo, dove risultano residenti ma di fatto una famiglia itinerante per motivi di lavoro e attualmente ad Ancona dove vivono su due case mobili. Poco prima di Pasqua, era il pomeriggio del 27 marzo scorso, la polizia ha rintracciato il padre in una motorhome (una casa viaggiante) parcheggiata in un’area di sosta di Fabriano (era andato per il lavoro di giostraio) mentre il figlio era in una motorhome nel parcheggio davanti allo stadio del Conero, ad Ancona. Sono stati entrambi sottoposti a fermo, per estorsione e usura pluriaggravata in concorso, che è stato anche già convalidato dal gip con la misura cautelare in carcere. Attualmente sono ristretti a Montacuto. Entrambi sono difesi dall’avvocato Antonio Di Gaspare del foro di Teramo. "La posizione dei miei assistiti sarà presto chiarita - si limita a dire l’avvocato - e si capirà che si è trattato solo di un errore, non gestiscono traffici, sono persone che lavorano, senza precedenti. Hanno solo aiutato un amico in difficoltà economiche". Stando alle indagini la polizia invece ha rilevato il carattere usuraio degli interessi richiesti alla vittima, 38 anni, nell’ordine del 50% mensile e arrivati al 600% annuo. Il prestito iniziale sarebbe stato di 7mila euro con 3.500 euro al mese di interessi. Un debito mai estinto perché prima è levitato fino a 14mila euro da restituire ed in fine fino a 27mila euro. I due accusati avrebbero preteso che il macellaio intestasse loro la casa e l’auto al fine di pagare il prestito. Il debito, fatto per togliersi degli sfizi come vlaggi e acquisti, sarebbe stato contratto con il padre, nel 2023, che poi per farsi ridare il denaro avrebbe mandato il figlio per intimorirlo con minacce velati anche di morte. Sequestrati i cellulari e perquisite le propricta dei due che hanno permesso alla polizia di trovare materiale probatorio interessante per le accuse sostenute.