Richiedenti asilo: ufficio da vergogna. Bagno sporco, zero controlli e caos

Ecco come è ridotta da settimane la sede della Commissione in via Pizzecolli. E la porta è sempre aperta

Richiedenti asilo: ufficio da vergogna. Bagno sporco, zero controlli e caos

Richiedenti asilo: ufficio da vergogna. Bagno sporco, zero controlli e caos

Bagno sporco e senza materiale, uffici aperti e zero controlli, impossibilità a chiedere informazioni: insomma l’anarchia e una totale mancanza di rispetto per i richiedenti asilo che quotidianamente si recano in quella sede. Servirà sicuramente un passaggio attento da parte dei vertici istituzionali per mettere mano alla situazione in cui versa la sede della Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale di Ancona. Siamo nell’edificio tra i due archi della prefettura, in via Pizzecolli, di fianco all’ex Atelier dell’Arco Amoroso dove si trovano gli uffici della commissione stessa. Nel corso del tempo chi frequenta quegli uffici ha notato un evidente depauperamento del servizio che si riflette sulle condizioni generali dell’area. Per depauperamento intendiamo un calo delle attenzioni e della cura dell’ambiente, degli uffici, ma soprattutto del personale: di fatto a parte i funzionari ministeriali che si occupano delle interviste dei vari richiedenti asilo che quotidianamente si recano lì non è prevista alcuna figura.

Nel nostro viaggio abbiamo iniziato da quello che fino a qualche tempo fa fungeva da sportello informativo per richiedenti asilo e per i loro accompagnatori, compresi gli avvocati che seguono quelle pratiche. L’ufficio in questione, un vero e proprio front office, si trova proprio davanti all’ingresso che dà sul cortile della prefettura. La porta per il pubblico è aperta, ma dietro il vetro non c’è nessuno, da settimane, mesi e la vera assurdità è un’altra: in fondo al corridoio la porta per il personale è anch’essa aperta, chiunque può entrare indisturbato e fermarsi a lungo senza rischiare nulla, prelevare pc, stampante, materiale di cancelleria, mobilia varia e così via; a terra, sotto la finestra, ci sono anche dei faldoni abbandonati che si spera non siano i documenti di alcuni richiedenti. Dalla porta di servizio dello sportello si accede alla parte finale del corridoio a ‘L’ che si conclude con uno sgabuzzino buio e malmesso con all’interno degli enormi sacchi neri, ma soprattutto con il bagno dedicato al pubblico, su cui abbiamo indugiato. Il servizio non viene pulito da settimane, lo possiamo affermare senza timore di smentite, da come sono ridotti i sanitari, le piastrelle al muro, il pavimento, gli infissi e così via; i sanitari appunto, sporchi ma anche in forte degrado, con parti arrugginite, il lavandino lercio, il wc senza tavoletta, manca la carta igienica e un sistema per asciugarsi le mani, tovaglioli o sistema elettrico, l’impianto di illuminazione è quasi inesistente, a terra bottiglie di plastica vuote, confezioni di fazzoletti perché manca anche un cestino.

Usciti dal bagno la chicca finale: sulla porta che conduce dalla sala d’attesa alle stanze per le interviste campeggia un cartello chiaro: ‘No informazioni’. C’è poco da scialare.