Rifiuti, impianto a rischio stop. Un’attività ricorre al Tar. Tari, rischio stangata concreto

I proprietari di un’area alla Gabella non ci stanno: verrebbero espropriati

Rifiuti, impianto a rischio stop. Un’attività ricorre al Tar. Tari, rischio stangata concreto

I proprietari di un’area alla Gabella non ci stanno: verrebbero espropriati

Gestione unica dei rifiuti e nuovo impianto di trattamento rifiuti a Montemarciano, si rischia un nuovo allungamento dei tempi. E’ scattato il ricorso al Tar da parte dei proprietari dell’area alla Gabella dove dovrebbe sorgere il nuovo impianto di trattamento rifiuti da pulizia degli arenili e da spazzamento stradale approvato dall’assemblea Ata lo scorso 30 gennaio. Proprietari che verrebbero espropriati. A ricorrere anche il titolare di un’attività commerciale che si trova nella zona, poco distante (circa 400 metri in linea d’aria) dal casello di Montemarciano dell’A14. Ieri in assemblea Ata il presidente Daniele Carnevali ha annunciato l’intenzione di resistere al ricorso al Tar presentato dai proprietari della Gabella e dall’attività commerciale. La decisione non è stata messa al voto. Non è stato presentato neppure il piano economico per la gestione unica provinciale a cui stanno lavorando i Comuni di Jesi ed Ancona con l’intenzione di affidare il servizio ad AnconAmbiente dopo un’articolata operazione societaria. Il piano era stato annunciato per marzo ma il sindaco di Ancona Daniele Silvetti rassicura: "Il piano c’è e in settimana sarà presentato". Al centro del dibattito i rincari che quest’anno i Comuni dovranno varare: si va dal 7,5 al 9,6%. Alcuni Comuni stanno cercando di ridurre gli aumenti. "Abbiamo un gruzzolo di 30mila euro derivanti dagli insoluti Tari. Li abbiamo accantonati e contiamo di utilizzarli per ridurre la Tari" spiega il sindaco di Monte San Vito Thomas Cillo. Tornando al Tar, i ricorrenti sostengono che la delibera votata a gennaio dalla maggioranza dei sindaci in assemblea Ata non dimostri con dati concreti il fatto che il sito di Montemarciano, proposto negli anni scorsi dal Comune che però poi a gennaio non ha votato favorevolmente per quel sito, sia davvero baricentrico. Si parla di distanza dal baricentro, secondo i ricorrenti, quando tuttavia "non risulta ancora in realtà identificata la esatta provenienza dei materiali". L’ambito di riferimento prevede una copertura di circa il 40% delle capacità dell’impianto e pertanto una quota di circa il 60% del materiale proverrà da ambiti esterni, di altre province, ancora non identificati con esattezza. Impossibile per loro quindi prevedere l’effettivo baricentro della provenienza dei rifiuti. Evidenziano poi come il sindaco di Maiolati Spontini, Comune che pure si era candidato ad ospitare l’impianto era favorevole al suo sito e come questo, a differenza della location di Montemarciano, comporterebbe la necessità di edificare, quindi di "consumo di suolo". I proprietari e il commerciante tramite il loro legale chiedono quindi di dichiarare la nullità della deliberazione Ata del 30 gennaio scorso. Sara Ferreri