Sabino Cassese: "Il mio ritorno ad Ancona nel nome di Giorgio Fuà. Tra merito e meritocrazia"

Il giudice emerito della Corte costituzionale ed ex ministro in città per una lezione dedicata proprio al grande economista anconetano "E’ stato un mio maestro. Questo ateneo è la realizzazione di un suo sogno".

Sabino Cassese: "Il mio ritorno ad Ancona nel nome di Giorgio Fuà. Tra merito e meritocrazia"

Sabino Cassese: "Il mio ritorno ad Ancona nel nome di Giorgio Fuà. Tra merito e meritocrazia"

Prima un giro a Palazzo degli Anziani, "casa sua" da docente (dal 1962 e per un decennio) e da preside della Facoltà di Economia (tra 1970 e il 1974). Nel mezzo un incontro con gli studenti del Benincasa e alcuni dottorandi dell’Università Politecnica delle Marche. Poi all’ex caserma Villarey, una delle sedi dell’Univpm e intitolata, dal 2001, ad un amico di vecchia data, Giorgio Fuà, che lo volle al suo fianco nel centro studi dell’Eni di Enrico Mattei nel periodo 1958-1962. Senza dimenticare che fu anche presidente di un’altra creatura di Fuà: l’Istao. È stata questa la giornata anconetana di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, ex ministro per la Funzione pubblica del Governo Ciampi e professore emerito alla Scuola normale superiore di Pisa. Con "Merito e meritocrazia", Cassese ha tenuto la "Lezione Fuà 2024" promossa dall’omonima Fondazione guidata da Silvano, il figlio del noto economista, dal vicepresidente Marco Cucculleli e dalla segretaria generale Stefania Scaradozzi. In un’aula colma di persone sono intervenuti anche il preside della Facoltà, Stefano Staffolani, mentre il rettore Gian Luca Gregori, impegnato nella conferenza della Crui a Roma, ha salutato da remoto con un video registrato. La nostra intervista si è svolta nella sede della Fondazione.

Professore Sabino Cassese, la sua mattinata: che effetto le ha fatto tornare a Palazzo degli Anziani?

"Ammetto che cerco di evitare l’amarcord (ride, ndr). Ma mi ha fatto un bell’effetto, non ci mettevo piede da mezzo secolo. Ho trovato il luogo in ottime condizioni. Ecco, le parti inferiori vanno un po’ restaurate. Oggi ci sono gli uffici, allora c’erano gli studenti".

Quindi ha avuto modo di visitare l’attuale polo all’ex caserma Villarey, che era nelle idee di Fuà...

"Questo ateneo è la realizzazione di un sogno di Giorgio Fuà, colui che ha sostanzialmente costruito questa Università".

Che rapporto avevate?

"Io ho avuto un professore della mia materia che, all’epoca, era il diritto amministrativo. Ma Fuà è stato un mio maestro, anche se lui era un economista e io un giurista".

Durante la Lezione ha raccontato che è stato lei, quando contattato dalla Fondazione, ad aver suggerito il tema del "Merito e meritocrazia". Come mai?

"Non esiste modo migliore per ricordare Fuà, in quanto ha sempre avuto a cuore quei principi. Sapeva scegliere le persone sulla base delle competenze, degli studi, assicurando loro che fossero rispettate le qualità e gli sforzi. Ha sempre agevolato le persone per metterle allo stesso punto di partenza, tenendo conto delle disuguaglianze che ci sono nella società e cercando di colmarle affinché fosse colto, parimenti, il merito di ciascun individuo".

Al giorno d’oggi, come si può consentire?

"Cito la Costituzione, articolo 3, comma 2. La più grande sfida degli ordinamenti moderni è assicurare l’uguaglianza sostanziale. La Repubblica deve mettere tutti allo stesso punto di partenza, rimuovendo gli ostacoli di natura economica e sociale. Poi spetta a ciascuna persona far lavorare i propri muscoli, il cervello per iniziare a competere, nel rispetto di alcuni elementi fondamentali: che sia garantito l’accesso libero, seppure tramite certi requisiti; che ci siano prove per misurare la capacità e la conoscenza; che ci sia una valutazione indipendente da parte di una commissione e, specie nel caso del settore pubblico, che questo avvenga senza trucchi ma con rigore matematico".