Sanremo, parla Faccani: "I cantanti sono bravi ma manca il pezzo forte. Io tifo per la Bertè"

La voce anconetana dei Matia Bazar che portò all’Ariston ’Grido d’amore’ "Rimango sconcertata pensando ai tanti nomi che non sono lì. La scelta è ricaduta ancora una volta su pochi autori, chissà perché".

Sanremo, parla Faccani: "I cantanti sono bravi  ma manca il pezzo forte. Io tifo per la Bertè"
Sanremo, parla Faccani: "I cantanti sono bravi ma manca il pezzo forte. Io tifo per la Bertè"

Cantante dalla voce straordinaria, apprezzata docente, cantautrice, interprete di musical. Una delle storiche voci di quello che furono i grandi Matia Bazar, quelli con Giancarlo Golzi, Piero Cassano e Fabio Perversi, con i quali nel 2005 a Sanremo interpretò un pezzo rimasto iconico: "Grido d’amore". Roberta ‘Mata’ Faccani, ha i titoli giusti per ‘valutare’ il festival.

Faccani, che dire?

"A mio avviso mancano pezzi chiave, quelli destinati a diventare evergreen, e per i quali una certa edizione sarà ricordata. Sanremo è ‘il Festival della canzone italiana’. Non è il Festivalbar, non è lo streaming del web. Oggi l’ascolto della musica è sempre più veloce, semplice, superficiale. Ho sentito canzoni che dureranno qualche mese, e che ci accompagneranno in tutta la giornata non perché siano di assoluto valore, bensì perché ormai le radio propongono solo alcune tipologie di scelte artistiche e di autori. Ma nessuna passerà alla storia".

Quindi è un giudizio sui brani, non sugli interpreti?

"Non mi permetto di giudicare i colleghi dal punto di vista vocale. Anzi, la maggior parte di loro ha cantato bene conoscendo personalmente il difficile ascolto che si ha su quel palco. Ma ripeto, manca il pezzo ‘forte’. Un esempio: la standing ovation per ’E poi’ di Giorgia. E’ il brano che ne ha segnato la carriera, anche se inizialmente passò quasi inosservato. Marco Mengoni, con ‘L’essenziale’ e con ’Due vite’ è diventato un’icona a livello europeo. Puoi avere una bellissima voce, ma se mancano le grandi canzoni non avrai un’identità artistica precisa e riconoscibile. Io ho avuto questa possibilità a Sanremo, dove mi fu abilmente cucita addosso una canzone, un arrangiamento e un mood che hanno lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo. Ancora la gente la ricorda e la richiede nei concerti. Un gioiello per scrittura, identità artistica e riconoscibilità vocale".

Strano però, al festival dovrebbe arrivare il meglio.

"Io rimango un po’ sconcertata perché penso ai tanti autori bravi che avranno inviato i loro brani, e invece la scelta, non si sa perché, è ricaduta ancora una volta sempre su pochi autori". Ma chi potrebbe vincere?

"Non saprei, proprio perché nessuna canzone mi ha entusiasmato. Sì, ci sarà una bella sfida di tormentoni tra Angelina Mango e Annalisa, che hanno canzoni fresche che spopoleranno alla radio ma onestamente alcune canzoni potrebbero essere interscambiabili tra loro, per cui ne va a decadere l’unicità e la temporalità, come invece successe ai Maneskin con un brano da subito iconico. Magari vincerà proprio un outsider. Potrebbero finalmente premiare la Bertè: avrebbe un senso nel complesso della sua immensa carriera". Intanto gli allievi della sua scuola di canto continuano a vincere premi.

"Sì, Melissa ha vinto ‘The Voice Kids’ su RAI 1, e Chiara Fanecco il Festival del Conero. Ho creato una mia metodologia di canto moderno, la ’fabbrica del cantante attore’, basata sulle mie esperienze, con cui riesco a entrare nel ‘corpo’ e nella sensibilità degli studenti. E con ogni allievo il lavoro è diverso. Non siamo tutti uguali: la tecnica deve essere al servizio di una precisa identità vocale, umana, artistica".