Carcere a vita per i coniugi. Delitto Cianfrone, la sentenza: freddato mentre chiedeva aiuto

Giuseppe Spagnulo e Francesca Angiulli devono scontare l’ergastolo per l’omicidio avvenuto il 3 giugno 2020 a Spinetoli. Respinto il ricorso degli avvocati Angelozzi e Franchi.

Carcere a vita per i coniugi. Delitto Cianfrone, la sentenza: freddato mentre chiedeva aiuto

Antonio Cianfrone, ucciso nel giugno di quattro anni fa.

I coniugi Giuseppe Spagnulo e Francesca Angiulli devono scontare l’ergastolo per l’omicidio di Antonio Cianfrone avvenuto il 3 giugno 2020 a Spinetoli. Così ha deciso la Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati Alessandro Angelozzi e Felice Franchi. Cala dunque il sipario su una vicenda che ha calamitato l’attenzione dell’opinione pubblica per l’efferatezza con la quale era stato ucciso Cianfrone, all’epoca carabiniere in servizio e vittima di un vero e proprio agguato, stando alla ricostruzione della Procura di Ascoli e dei carabinieri che hanno indagato sul fatto. In primo grado la Corte d’Assise di Macerata aveva condannato all’ergastolo solo Spagnulo, comminando una pena a 16 anni alla Angiulli, riconoscendole la minima partecipazione all’omicidio premeditato. La Procura di Ascoli fece appello contro la sentenza e in secondo grado la Corte d’Assise d’Appello di Ancona ha condannato entrambi all’ergastolo; sentenza ora confermata dalla Cassazione e dunque definitiva.

La ricostruzione. Cianfrone chiese aiuto prima di morire. Fu raggiunto dal primo colpo di pistola (probabilmente a tamburo) frontalmente. Ha cercato di scappare ma è stato immediatamente raggiunto da altri tre proiettili sparati alle sue spalle e in breve è morto mentre una donna cercava di soccorrerlo e di sostenerlo; poco distante c’era, tremante, la testimone oculare dell’assassinio. Sotto il casco con visiera per l’accusa c’era Giuseppe Spagnulo, mentre la moglie Francesca Angiulli era più in là, vicina alla Yamaha MT-07 nera, con marmitta molto rumorosa, senza carenatura, con la quale la coppia di origini tarantine era giunta sul luogo del delitto, non prima di aver fatto una sosta al Libra Caffè a San Pio X, lungo la Salaria, dove i due sono stati inquadrati dalle telecamere.

Nel fare ricorso in Cassazione gli avvocati Angelozzi e Franchi hanno sottolineato che, a loro avviso, la sentenza di condanna all’ergastolo manifestava illogicità della motivazione in ragione dell’iter logico argomentativo utilizzato rispetto alla valutazione degli elementi desunti dalla ’cross examination’ nella quale emergono evidenti incongruenze. "Non c’è prova certa che sia stato Spagnulo a uccidere Cianfrone, mentre la legge indica che la condanna deve essere pronunciata al di là di ogni ragionevole dubbio e in un processo indiziario di dubbi ce ne sono. Non si comprende perché gli assassini siano stati così bravi da occultare la pistola e i vestiti, ma così ingenui da passare sotto le telecamere e tenere i guanti di lattice. Non si comprende perché entrambi vadano a commettere un omicidio quando poteva bastare il solo Spagnulo".

Peppe Ercoli