"Inutile, i periodi in mare vanno decisi per zone"

Nazzareno Torquati critica il fermo pesca come misura inefficace. Propone zone protette e l'uso dell'intelligenza artificiale per salvare la marineria italiana e l'ambiente marino.

"Inutile, i periodi in mare vanno decisi per zone"

"Inutile, i periodi in mare vanno decisi per zone"

La possibilità di esercitare qualche giorno in più di attività dopo il fermo pesca servirà a rilanciare un settore che oramai può definirsi in crisi? Non secondo Nazzareno Torquati: l’ex assessore al commercio, da sempre attivo nell’ambito delle politiche ambientali, ritiene che per garantire un futuro alla marineria italiana e salvaguardare l’ambiente sia necessario adottare un modello completamente differente. Uno che, ad esempio, metta a sistema i due aspetti anziché renderli protagonisti di un’inutile competizione.

Torquati, come vede questo nuovo decreto nel comparto pesca?

"Non penso si tratti di una misura risolutiva, in nessun senso. Il problema sta proprio nel fermo biologico, che c’è dal 1984 e non ha mai rappresentato una misura in grado di dare risposte alla categoria".

Come mai?

"Il problema è che i periodi vengono decisi senza alcun fondamento scientifico e la pesca, purtroppo, viene portata avanti indiscriminatamente. La questione va rivista completamente: il fermo va fatto per zone, piuttosto che per periodi. Bisogna individuare delle zone da proteggere dalle attività, in modo da tutelare le specie e i loro cicli biologici, e quelle in cui, invece, è possibile pescare".

Il governo a trazione Fratelli d’Italia però la vede diversamente…

"La destra porta avanti un discorso a tutela dei lavoratori, e la strategia è perfettamente comprensibile, solo che i lavoratori devono essere aiutati andando nella giusta direzione, e cioè uscendo dalla logica del fermo pesca attuale. Per fare una cosa del genere, però, occorre impostare un giusto rapporto fra azione politica e ricerca scientifica".

Cosa intende, nel concreto?

"Servono dati, studi, evidenze che non possano essere confutate da discorsi generici. La ricerca, quindi, deve essere applicata ai problemi di settore. Bisogna istituire delle zone protette, e lo scopo del Parco marino del Piceno è proprio questo. L’esempio da seguire è quello della Fossa di Pomo, che ha avuto ottimi risultati dal punto di vista dell’accrescimento di specie e del ripopolamento".

Cos’altro suggerisce per attuare un indirizzo di questo tipo?

"Un filone da seguire è quello dell’intelligenza artificiale: in diverse parti d’Europa sono già state sperimentate delle tecnologie interessanti, come i sensori per il riconoscimento delle specie ittiche e, quindi del pescato".

Che risultato ci si può attendere dall’uso dell’intelligenza artificiale?

"Mettendo a sistema questo nuovo sapere con le istituzioni scientifiche, governative e amministrative, si potrebbe raggiungere una consapevolezza maggiore su come interagire con l’ambiente marino".

Che scenario attende la riviera, se non verrà fatto tutto ciò?

"Uno scenario di crisi dal quale sarà sempre più difficile uscire. Ma non bisogna demonizzare i pescatori: contrariamente a quanto si pensa, sono disposti a dialogare per trovare una soluzione".

g. d. m.