La sfida a colpi di cartelli elettorali. Fioravanti resta ancora lontano

Lo sfidante Nardini si è affidato a un comunicatore: ma la sua campagna politica sembra troppo timida

La sfida a colpi di cartelli elettorali. Fioravanti resta ancora lontano

La sfida a colpi di cartelli elettorali. Fioravanti resta ancora lontano

Nelle ultime settimane sono tornati a farci compagnia i volti dei politici lungo le strade della città. Tra maxi cartelli o piccole affissioni, Ascoli sta piano piano entrando in clima elettorale. A giugno si torna a votare e, al momento, sono due i candidati alla poltrona di sindaco: il primo cittadino uscente, Marco Fioravanti, e lo sfidante Emidio Nardini. Ad anticipare tutti – la gigantografia allo Squarcia c’è già da mesi –, è stato Claudio Sesto Travanti, ex assessore della giunta Castelli, diventato un fiero oppositore dell’attuale senatore e di Fioravanti, per poi tornare nelle schiere del sindaco e candidarsi in suo appoggio con Forza Italia. Poco dopo è apparso il volto di Fioravanti, che nella sua campagna elettorale sta puntando su quello che ha fatto durante il primo mandato: ecco allora una ’spunta’ verde che compare accanto alle varie opere terminate. Dall’altra parte, l’ex cardiologo Nardini si è affidato a un comunicatore: ma i vari A come Marco, A come passione, e così via, sembrano sposare a pieno il concetto di ’incapibilità della sinistra’ coniato da Checco Zalone. A 104 giorni dal voto dell’8 e 9 giugno quella A sembra più che altro simboleggiare l’attesa. Troppa. Per una squadra, quella del cantiere riformista, che è già in una posizione di netto svantaggio, partire in ritardo rischia di escludere ogni tentativo di rimonta. Perché il candidato della destra è forte, mai come adesso.

Fioravanti parte da una situazione di netto vantaggio e non solo perché l’ascolano è abituato a votare a destra. La città è migliorata in questi cinque anni, più viva, frizzante: c’è la sensazione di un’evoluzione continua. Il fatto poi di avere nello stesso periodo un governo cittadino, regionale e nazionale dello stesso colore politico ha influito positivamente. Perché la città ha intercettato fondi che non si erano mai visti e le visite dei ministri sono passati dall’essere eventi straordinarie a un’abitudine. Ma per quanto bene possa aver fatto il sindaco non si può certo essere perfetti. Ci sono sicuramente delle lacune: l’incertezza sullo stadio, i ritardi nei lavori in alcune scuole, l’inarrestabile crollo demografico, fino a delle strade dove bisognerebbe mettere mano. Insomma punti deboli che l’altra parte politica dovrebbe almeno provare a cavalcare per tenere in vita la partita. Ma non solo: un sindaco troppo sicuro di vincere rischia di rallentare, per certi versi accontentarsi, cosa che in questi cinque anni Fioravanti ha dimostrato di non fare nonostante qualche pezzo della sua squadra non all’altezza. Manca ancora tanto, ma ad oggi la vera incognita sembra quella all’interno della destra tra i futuri assessori. Tra chi vuole essere confermato e i giovani che chiedono spazio ci aspetta la vera partita a scacchi della tornata elettorale. A meno che dalla A del comunicatore di Nardini non esca un clamoroso coniglio.