Montepulciano, lotta con i ’cugini’

L’Abruzzo vuole la denominazione per sé lasciando al Piceno il sinonimo ’cordisco’.

Montepulciano,  lotta con i ’cugini’
Montepulciano, lotta con i ’cugini’

La polemica è partita qualche settimana fa quando il Gambero Rosso ha pubblicato la notizia che le aziende vitivinicole abruzzesi vorrebbero l’esclusiva nell’etichettatura del Montepulciano d’Abruzzo. Cosa che recherebbe un danno incalcolabile alle aziende ascolane che usano questo vitigno nella produzione dei vini. La notizia nasce insomma, alla vigilia della già difficile vendemmia 2023. Il tutto parte dallo schema del Decreto ministeriale aggiornato al 2022 e in attesa di approvazione che prevede una maggiore trasparenza per i consumatori e nello specifico all’articolo 16, prevede il via libera ad indicare in retro-etichetta i nomi dei vitigni che compongono i blend nei vini a denominazione. Il problema è che l’indicazione vale anche quando quei vitigni sono parte costituente del nome di una denominazione, come nel caso di Verdicchio dei Castelli di Jesi, Cannonau di Sardegna, Sagrantino di Montefalco o appunto Montepulciano d’Abruzzo. Proprio il Montepulciano d’Abruzzo rivendica l’esclusiva del nome del vitigno e chiede il reinserimento nel Registro Nazionale Varietà delle Viti del sinonimo "cordisco" per il vitigno "Montepulciano", in modo da tutelarlo meglio. Il Consorzio Vini Piceni ha risposto "non si consideri il vitigno proprietà privata". In particolare il presidente del Consorzio Tutela Vini Piceni Giorgio Savini ha dichiarato: "L’utilizzo del sinonimo cordisco, di cui non si rileva traccia nei nostri disciplinari, alimentando in questo caso solo confusione, appare solo un mortificante palliativo".

Valerio Rosa