Picenambiente, ancora scontro. Opposizione verso un altro no

La prima spaccatura della maggioranza proprio sul mancato inserimento della società.

Picenambiente, ancora scontro. Opposizione verso un altro no
Picenambiente, ancora scontro. Opposizione verso un altro no

È un copione già letto, e d’altronde ben poco è cambiato rispetto ad un anno fa, quando la minoranza consiliare si espresse compattamente contro il bilancio consolidato, attaccando il vertice comunale per il mancato inserimento di Picenambiente nel gruppo amministrativo sambenedettese. Il 23 infatti si tornerà in consiglio, e l’opposizione si dice fortemente convinta a ribadire la propria posizione, soprattutto perché anche quest’anno la società di Contrada Monte Aquilino non verrà inclusa nel Gap e, oltretutto, non sarà ancora riconosciuta come controllata comunale. Si ricorderà, infatti, che nell’autunno 2022 andò in scena la prima ed ufficiale spaccatura della maggioranza, proprio sulla questione Picenambiente: il fatto è che alcuni consiglieri che allora facevano ancora parte della coalizione di governo, fra cui Giorgio e Simone De Vecchis, nonché Luciana Barlocci, fecero notare come la società non fosse stata inserita nel perimetro delle partecipate che sono tenute ad inserire, nel consolidato, il proprio bilancio.

Di fatto, si trattò di un mero casus belli, su una diatriba che va avanti da molti anni: una disputa in cui parte della politica sambenedettese, solitamente di minoranza, esorta il comune a riconoscere la Picenambiente società a controllo pubblico. Secondo questa tesi, infatti, la partecipata che gestisce i rifiuti sarebbe una controllata per statuto: chi è in disaccordo, invece, continua a reputarla un partenariato pubblico-privato. E infatti la componente privata, nella Picenambiente, vale il 49,59% del totale: un pacchetto diviso fra Eco Nord (25,27%), Deco (21,8%) e Seab (2,48%). La fetta pubblica, anche se di poco, è maggioritaria: a detenere il 50,41% della società sono 21 comuni e la Comunità Montana del Tronto. Il Tar Marche però ha sancito che la maggioranza delle quote non è sufficiente ad annoverare la Picenambiente nell’alveo delle controllate: una qualifica del genere, sempre secondo la sentenza del tribunale amministrativo risalente al 2019, sarebbe possibile solo a valle di ‘patti parasociali’ stipulati fra i soci pubblici, al fine di rendere effettiva la governance tramite ‘comportamenti concludenti’. L’amministrazione comunale ora non ha inserito la Picenambiente nel consolidato, ma pochi giorni fa l’assessore Pellei ha detto di aver incamerato l’assenso di 12 comuni soci, che rappresentano il 34% della società. Tutto si deciderà nell’incontro definitivo del 28 settembre, ma nel frattempo l’opposizione voterà contro il bilancio.

Giuseppe Di Marco