Pranzo in campagna a Ortezzano: il bello e il buono

Un pranzo benefico organizzato dal Club di Papillon a Ortezzano per sostenere giovani imprenditori libanesi, seguito da una visita guidata alla cittadina e alla sua storia, culminando con una messa e un conviviale pasto con i produttori locali.

Un puzzle di momenti belli e buoni. Il 24 marzo è la ricorrenza delle Palme: ingresso di Gesù a Gerusalemme. La piccola chiesa dei Carmelitani, a Ortezzano, è zeppa di fedeli cui s’è unito un gruppo di amici del Club di Papillon. Il Club ha scelto questo centro per un Pranzo in Compagnia presso l’azienda Puzielli che produce salami, ciabuscoli e altro ben di Dio. Il ricavato andrà a sostenere l’Associazione Pro Terra Sancta in Libano, e più esattamente i coraggiosi giovani micro-imprenditori di quella nazione che, un tempo considerata la Svizzera del Medio Oriente, oggi è quasi alla fame. Come nella tradizione del Papillon guidato da Pio Mattioli, l’evento inizia con un cammino in paese. A far da efficace guida c’è lo stesso sindaco: Carla Piermarini, insegnante al Liceo Artistico di Porto San Giorgio. S’inizia dalla piazza dove l’asfalto è stato eliminato e la pavimentazione ora è gradevole. Sul lato lungo, una serie di panchine bianche consentono il riposo e lo stimolo del cervello: su ogni seduta campeggia una frase di autore celebre. Amicitia quae desinere potest vera nunquam fuit. "L’amicizia che può finire non è mai stata una vera amicizia", scriveva san Girolamo, che tra l’altro è il protettore di Ortezzano. Protettore ed anche traduttore. E qui, sia il latino della frase che il personaggio che l’ha scritta, ci rimandano ad un altro personaggio che di latino s’intendeva: Giuseppe Carboni, le cui spoglie riposano nell’ex chiesa di San Giuseppe. Il drappello si sposta verso la torre medievale. Cinque i lati, con alla sommità i merli imperiali: quelli ghibellini. Il sindaco racconta la storia del suo comune. 740 abitanti circa, e un altro merito: due nascite recenti che hanno battuto l’infertilità precedente. Ecco, il tempio di San Girolamo in restauro, con un fregio su parete esterna importante. Diversi i palazzetti storici acquisiti dal Comune. Quello della famiglia Carboni diverrà museo. Da un balcone accanto ad uno noto ristorante si domina la valle dell’Aso. Nell’intreccio di vicoli suggestivi, di tanto in tanto si aprono degli archi. Uno di questi introduce all’antico Ospitale. Il palazzo municipale è ricco di volumi appartenuti anche a Carboni, e documenti di pregio tenuti in una teca. Dopo la messa, il pranzo con i piccoli/grandi produttori della Terra di Marca.