Quattro morti, zero colpevoli. Schianto tra tornado, assoluzione per gli imputati. Due famiglie risarcite

Poco dopo le 13,30 il giudice Matteo Di Battista ha pronunciato la sentenza per gli ufficiali Fabio Saccottelli e Bruno Di Tora che parteciparono alla pianificazione .

Quattro morti, zero colpevoli. Schianto tra tornado, assoluzione per gli imputati. Due famiglie risarcite

Quattro morti, zero colpevoli. Schianto tra tornado, assoluzione per gli imputati. Due famiglie risarcite

Con le repliche è iniziata ieri mattina davanti al tribunale di Ascoli l’ultima udienza del processo sullo scontro fra due tornado dell’Aeronautica militare avvenuto il 19 agosto del 2014 e nel quale morirono quattro piloti, i capitani Mariangela Valentini, Alessandro Dotto, Giuseppe Palminteri e Paolo Piero Franzese. Poco dopo le 13,30 il giudice Matteo Di Battista ha pronunciato la sentenza di assoluzione piena per i due imputati, gli ufficiali Fabio Saccottelli e Bruno Di Tora che parteciparono alla pianificazione della missione partita dalla base di Ghedi. Assolti perché il fatto non sussiste. Entro 90 giorni si conosceranno le motivazioni alla base della sentenza assolutoria che sarà comunque possibile appellare sia dalla Procura e dalle parti civili residue.

Prima dell’epilogo le parti hanno ribadito le posizioni espresse durante il dibattimento, concluso dal procuratore di Ascoli Umberto Monti con la richiesta di condanna a 12 mesi (pena sospesa) solo per Saccottelli, scagionando Di Tora dall’accusa di omicidio colposo e disastro aviatorio colposo, comune ad entrambi gli avieri. Monti ha detto che l’equipaggio di Freccia 21, composto da Valentini e Franzese, non aveva avuto indicazioni di una quota intermedia nella quale il velivolo si sarebbe dovuto trovare. "È mancata una corretta e completa informazione. Lo scontro è avvenuto perché è mancata l’informazione che presiede alla scelta del pilota".

Dopo l’accordo sul risarcimento con il Ministero della Difesa, dal processo sono usciti i familiari di Dotto e Palminteri che hanno formalizzato ieri in apertura di udienza la revoca della costituzione di parte civile. Restano nel processo i familiari di Valentini e Franzese i cui legali hanno sottolineato che "si trattava di una esercitazione in ambito Nato in scenario di guerra, ma l’accettazione del rischio doveva essere relativa pur sempre ad una esercitazione e non ad una guerra. L’analisi dei rischi è stata carente o insufficiente". Avvocatura di Stato e difesa degli imputati, che addebitano responsabilità dell’accaduto ad un errore dell’equipaggio di Freccia 21, hanno citato la testimonianza resa a ottobre 2014 dal comandante Lanza che aveva partecipato alla pianificazione della missione.

Doveva salire lui sul jet insieme alla Valentini, ma era stato sostituito da Franzese in extremis per una indisposizione. "So che l’aereo di Valentini e Franzese non doveva essere in quel punto; vorrei ascoltare il contenuto delle scatole nere per capire perché hanno deciso di non salire di quota".