Rigopiano, 8 condanne in Appello: "Serve di più, ma c’è uno spiraglio"

Nella tragedia morirono anche Marco Vagnarelli e Paola Tomassini. I familiari: "Ci saranno ancora ricorsi"

Rigopiano, 8 condanne in Appello: "Serve di più, ma c’è uno spiraglio"

Rigopiano, 8 condanne in Appello: "Serve di più, ma c’è uno spiraglio"

"Ci aspettavamo molto di più, ma finalmente si è aperto un piccolo spiraglio verso il nostro desiderio di avere giustizia". A parlare è Fulvio Vagnarelli, il fratello di Marco, 44enne castignanese che il 18 gennaio del 2017 morì nella tragedia di Farindola, in Abruzzo, quando una valanga distrusse l’hotel Rigopiano provocando 29 vittime. Marco Vagnarelli era proprio lì per qualche giorno di vacanza, in compagnia della fidanzata Paola Tomassini, originaria di Montalto, anche lei deceduta. Ieri, i giudici della corte d’Appello dell’Aquila hanno emesso la sentenza, dopo cinque ore di camera di consiglio: otto condanne e 22 assoluzioni. Sono state confermate le pene inflitte in primo grado al sindaco di Farindola, ai dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, al tecnico Giuseppe Gatto e all’ex gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso. Oltre all’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, che dovrà scontare una pena di un anno e otto mesi per falso e omissioni di atti d’ufficio, sono stati condannati Leonardo Bianco, ex capo di gabinetto della prefettura, e Enrico Colangeli, tecnico comunale di Farindola. Tutti e tre erano stati invece assolti in primo grado. E la loro condanna rappresenta la novità principale di questa sentenza.

"Ovviamente presenteremo ulteriori ricorsi, perché le pene devono essere ancora più severe – spiega Fulvio Vagnarelli, che ieri era all’Aquila per seguire da vicino il processo –. Si è aperto comunque uno spiraglio sul quale lavorare ed è stato compiuto, da parte della giustizia, qualche piccolo passo in avanti. Però una cosa è certa: a prescindere dalle varie condanne che vengono previste, nessuno ci ridarà mai Marco e Paola, così come tutte le altre vittime di questa assurda tragedia. Quindi, parliamoci chiaro, c’è poco da essere soddisfatti. Sono magre consolazioni, perché ciò che conta è che i nostri cari non ci sono più. E nessuno può immaginare il dolore di noi familiari, che ad ogni udienza e ad ogni sentenza, riviviamo quel dramma. La ferita è sempre aperta e resterà tale. Anzi, ogni volta che si parla di Rigopiano, è come se si girasse il dito nella piaga. Ma è opportuno continuare a parlarne, perché quanto accaduto non poteva finire nel dimenticatoio. Ripeto – conclude Fulvio Vagnarelli –, un piccolo passo avanti è stato fatto ma non possiamo ancora dire che giustizia è stata fatta. In Italia, ormai, in carcere non ci va più nessuno e chi pretende verità deve purtroppo accontentarsi di poco".

Matteo Porfiri