Scontro fra tornado, la sentenza. Quattro morti e nessun colpevole. La strage in cielo resta un rebus

Assolti i due avieri accusati di aver avuto responsabilità nella pianificazione dell’esercitazione "Il fatto non sussiste". Fabio Saccottelli, presente in aula, scoppia in lacrime. Ci sarà ricorso in Appello .

Il pianto liberatorio di Fabio Saccottelli ha sancito la fine del processo di primo grado terminato con l’assoluzione sua e di Bruno Di Tora "perché il fatto non sussiste" dall’accusa di aver avuto responsabilità nella fase di pianificazione dell’esercitazione aerea del 19 agosto del 2014 quando sui cieli di Ascoli Piceno si scontrarono i tornado Freccia 21 con a bordo i capitani Mariangela Valentini e Paolo Piero Franzese, e di Freccia 11, pilotato dai capitani Giuseppe Palminteri e Alessandro Dotto: morirono tutti in quel drammatico schianto e ci vollero giorni per recuperare i loro resti e ancor di più per quelli dei due jet che si erano alzati in volo dalla base di Ghedi (Brescia) per un’esercitazione dell’Aeronautica militare in ambito Nato che si doveva concludere con un attacco simulato fra i monti Sibillini del centro Italia.

A distanza di oltre nove anni dall’accaduto non ci sono ancora responsabili per le quattro morti, con posizioni fra accusa e difesa che sono state decisamente contrapposte e che tali rimangono in vista di un probabile processo d’appello. Ieri il giudice del tribunale di Ascoli Matteo Di Battista ha assolto i due ufficiali imputati di omicidio colposo e disastro aviatorio colposo; la Procura aveva chiesto la condanna a 12 mesi (pena sospesa) solo per Saccottelli, sostenendo che "lo scontro è avvenuto perché è mancata l’informazione che presiede alla scelta del pilota". L’impatto avvenne dopo la simulazione dello sgancio di bombe, nella fase di "deconfliction" ad una quota nella quale uno dei due velivoli non si doveva trovare. Era quello di Freccia 21 con a bordo Valentini e Franzese.

Erano lì per un errore nella pianificazione errata della missione, come sosteneva il procuratore capo di Ascoli Umberto Monti, o per un errore del capitano Valentini, secondo la tesi della difesa degli imputati e dell’Avvocatura di Stato che, non a caso, ha raggiunto un accordo per il risarcimento solo con i familiari dei piloti di Freccia 11. La sentenza ieri ha stabilito che non ci sono colpe da addebitare a Saccottelli e Di Tora, ma per conoscere se è stata una fatalità o se effettivamente è stata la scelta del capitano Valentini a causare lo scontro in volo occorrerà conoscere le motivazioni della sentenza attese entro 90 giorni.

Furono due le inchieste sul tragico evento. Una è quella dell’Aeronautica militare, le cui perizie sono confluite ed hanno avuto un peso in quella della Procura di Ascoli che nel 2018 l’allora procuratore Michele Renzo concluse però chiedendo l’archiviazione per i cinque indagati, tutti ufficiali della base di Ghedi. "Non a caso disse che ‘siccome è successo, non deve per forza esserci un responsabile’ " ha ricordato ieri l’avvocato difensore Maurizio Greco, citando Renzo. Il gip di Ascoli accolse poi l’opposizione dei familiari dei quattro piloti e la successiva inchiesta diretta dal procuratore Monti ha portato a processo Saccottelli e Di Tora. "Quasi sicuramente farò ricorso in appello" ha commentato il pm Monti dopo la sentenza. "Ci siamo costituti per l’onore di una ragazza che ha fatto seriamente il suo mestiere e che ora viene da qualcuno indicata come responsabile del tragico evento. Semmai nelle motivazioni dovesse passare questo concetto, faremo ricorso" ha annunciato l’avvocato Claudio Polidori, legale della famiglia Valentini. "I familiari dei piloti di Freccia 21 hanno comunque avuto i benefici previsti per le vittime del dovere.