Il vescovo di Ascoli Palmieri: "Vedo troppo avvilimento, che sia un anno di speranza"

Intervista al monsignore: "In questi due anni ho lavorato a una ripartenza della comunità cristiana dopo l’esperienza del Covid. Abbiamo voluto dedicare tempo all’ascolto dei ragazzi"

Il vescovo di Ascoli Gianpiero Palmieri
Il vescovo di Ascoli Gianpiero Palmieri

Ascoli, 31 dicembre 2023 – Dall’ascolto dei giovani al sostegno delle persone più fragili, fino all’accoglienza. Queste sono state le priorità della Diocesi di Ascoli da quando alla guida c’è il vescovo Gianpiero Palmieri. Suo, nell’ultimo giorno dell’anno, l’augurio a tutta la comunità cristiana ascolana di tornare ad avere speranza in un futuro migliore.

Monsignor Palmieri lei è vescovo di Ascoli da più di due anni. Quali sono gli aspetti sui quali ha lavorato maggiormente da quando è arrivato?

"Fondamentalmente ho lavorato a una ripartenza della comunità cristiana dopo l’esperienza del Covid. E’ coinciso con il cammino sinodale che il Papa ha lanciato in tutte le Diocesi del mondo e che spinge la comunità cristiana a vivere un momento di ascolto reciproco, di discernimento, di individuazione comune delle priorità".

Quanto è importante il dialogo tra la Chiesa e i giovani? Nei confronti di quest’ultimi quale è stata la sua azione?

"Nel cammino sinodale era previsto ci fossero un incontro e un ascolto di tutti, e noi abbiamo dedicato del tempo a incontrare e ascoltare i ragazzi, soprattutto attraverso gli insegnanti di religione a scuola. Un ascolto che riguarda il come stanno in maniera profonda, se portano nel cuore una ricerca spirituale e cosa hanno da dire alla Chiesa. Abbiamo sentito quasi tremila ragazzi e ciò che è venuto fuori è che hanno una domanda di spiritualità, di senso delle cose, cresciuta rispetto al passato, e un grande desiderio di riferimenti adulti che molti lamentano di non avere. La loro è dunque una domanda che intercetta continuamente il tema Dio, ma che ci dice anche che la comunità cristiana deve inventare vie nuove per andare loro incontro".

Prima di Natale la Diocesi ha presentato i dati sulla povertà. La Chiesa cosa sta facendo per aiutare le persone più fragili?

"Un altro elemento sul quale come Chiesa abbiamo dedicato parecchie energie è stato proprio quello di individuare le situazioni più fragili del nostro territorio. Lo abbiamo fatto con le strutture che abbiamo, dai centri di ascolto parrocchiali all’emporio, al Pas con la mensa Zarepta che serve i pasti anche a cena, fino ai tanti interventi su bollette, mutui e affitti. E poi con l’accoglienza delle persone, soprattutto dei rifugiati politici. Attualmente ne abbiamo un’ottantina per i quali abbiamo portato avanti la linea di un’accoglienza diffusa e non concentrata in un unico posto, in quanto ha percentuali di integrazione altissime, come sta accadendo".

Ci saranno novità in Diocesi nel 2024?

"Un appuntamento diocesano importante sarà l’assemblea di maggio formata dai consigli pastorali di tutte le parrocchie. Nel corso di questo incontro voteremo un documento con proposte operative che verranno messe ai voti e eventualmente attuate. Tra le novità si ragionava ad esempio di aprire un altro emporio in vallata".

Quale è il suo augurio per il 2024?

"Abbiamo un bisogno grande di speranza. E’ anche ciò che è emerso dall’ascolto dei giovani. C’è una tendenza a una sorta di avvilimento. I ragazzi sono spugne, assorbono il malessere che vedono intorno. Ma questo avvilimento riguarda anche gli adulti e dunque c’è bisogno di dimostrare che si aprono dei cammini, che possiamo appassionarci ancora delle cose e riempierci il cuore di speranza. Questo è quello che auspico. Quando la speranza viene meno ne risente anche la fede".