Milena Vukotic e le molte verità di Pirandello

Da domani al Duse con ’Così è (se vi pare)’. "Recitare è la mia vita. Ma mi manca Fellini, l’uomo che ha regalato l’arte al mondo"

Milena Vukotic e le molte verità di Pirandello

Milena Vukotic e le molte verità di Pirandello

Signora, a 88 anni non la sfiora a volte il pensiero di ritirarsi?

"Perché mai? La mia vita è recitare e lo farò finché avrò energia. È più forte il piacere di stare su un palcoscenico o su un set della fatica che devo affrontare". Milena Vukotic parla in tono pacato, riflette un attimo prima di rispondere alle domande e non nasconde una certa nostalgia verso il tempo dei grandi maestri come Fellini e Bunuel con cui ha lavorato: "Adesso è tutto cambiato e la società è meno emozionante e emozionata. Un tempo c’era rispetto nei confronti dell’arte, ora si bada al commercio".

Vukotic è protagonista, accanto a Pino Micol e Gianluca Ferrato e per la regia di Geppy Gleijeses, da venerdì a domenica al Duse di uno dei testi più enigmatici di Pirandello, ‘Così è (se vi pare)’. "È uno degli spettacoli che ho fatto con più convinzione e entusiasmo", dice lei. La vicenda, ambientata in provincia, ruota attorno al tentativo di fare luce sull’identità della moglie del nuovo segretario della Prefettura: è figlia della Signora Frola come lei sostiene o è tutt’altra persona come crede il marito? Non c’è risposta: ciascuno ha la propria verità.

È intrigante l’idea di Gleijeses di aprire lo spettacolo con una serie di ologrammi in 3D (la realizzazione è del video-artist Michelangelo Bastiani) raffiguranti i minuscoli e deformati personaggi della commedia che inutilmente si affannano a cercare certezze. Tutto tornerà a dimensione reale con l’ingresso della protagonista, interpretata appunto da Milena Vukotic.

Signora, qual è l’attualità di Pirandello?

"È stato uno dei primi psicologi della nostra era e ha saputo scavare e rappresentare l’essere umano. È moderno da molti punti di vista. Il nostro spettacolo suggerisce una sorta di visione da ’cannocchiale rovesciato’ come sosteneva lo storico critico Giovanni Macchia. E per ribadire l’idea del capovolgimento, in scena abbiamo superfici che ci rispecchiano e riflettono".

Chi è in realtà la Signora Frola?

"Un personaggio indefinibile, descritto come umile e semplice ma in realtà portatore di ben altra fisionomia. Non a caso la vicenda non si conclude affatto e tutto termina con una forte risata. Avevo già recitato questo testo tanti anni fa nella Compagnia Stoppa-Morelli. Facevo Dina, la ragazza, ma allora non mi rendevo conto dell’importanza del lavoro. Oggi, invece, scopro cose nuove giorno dopo giorno".

La disturba che una parte di pubblico la identifichi con Pina, la moglie di Fantozzi?

"Forse all’inizio ma non ora. Trovo arricchente che le persone mi sorridano e dimostrino affetto. Certo, mi piacerebbe si ricordassero anche delle tante altre cose che ho fatto ma non tutti hanno la stessa sensibilità culturale. Paolo Villaggio, poi, al di là della maschera di Fantozzi, era un grande attore, che solo pochi registi hanno saputo cogliere".

Se rivolge lo sguardo alla sua carriera, cosa le manca di più?

"Fellini, l’uomo che ha regalato l’arte al mondo. Mi trasferii da Parigi, dove lavoravo come ballerina, a Roma dopo aver visto il film ‘La strada’. Volevo conoscerlo. L’incontro con lui e Giulietta Masina è stato fondamentale".

Ha rimpianti?

"Al cinema mi sarebbe piaciuto lavorare con Woody Allen mentre a teatro ci sono ancora tanti autori che non ho incontrato. Penso a Shakespeare, soprattutto".

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