Aggressione in discoteca a Bologna, tre persone ferite dai motociclisti tedeschi

Addetto alla sicurezza e due baristi pestati da una decina di motociclisti: uno di loro aveva provato a lanciare una bottiglia contro la cassiera "Abbiamo tentato di calmarli, ma ci sono subito saltati addosso"

Alessandro Guiati dopo le botte e un frame dell’arrivo dei bikers in città lungo via Stalingrado per il raduno
Alessandro Guiati dopo le botte e un frame dell’arrivo dei bikers in città lungo via Stalingrado per il raduno

Bologna, 18 agosto 2023 – Botte a destra e a manca che nemmeno in uno spaghetti western. Ma non è stata affatto da ridere l’aggressione che nei giorni scorsi ha visto una decina di bikers tedeschi picchiare senza pietà, e senza motivo, due baristi e un addetto alla sicurezza di una nota discoteca cittadina. E che ha portato al bilancio di un naso rotto, traumi cranici, un totale complessivo di quasi un mese di prognosi.

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Andiamo con ordine. È la notte tra il 22 e il 23 luglio e al Neo, gestione estiva del Numa, arriva una quarantina di bikers tedeschi del gruppo ’Bandidos’, in quei giorni in città per un raduno internazionale. Ben presto, complice anche qualche bicchiere di troppo, alcuni di loro diventano particolarmente molesti. Finché, attorno alle 3.30, la situazione precipita. Uno dei motociclisti inizia a insultare la cassiera del bar, ’colpevole’ di averlo fatto attendere, e sporgendosi sul bancone afferra una bottiglia per lanciargliela. Uno dei baristi, Fabio Antonino Murana, assistendo alla scena si frappone e cerca di placare le acque. "Ho fatto il gesto di stare calmo, con le palme delle mani verso il basso, dato che non parlava italiano. Ma questo deve averlo fatto infuriare. Mi ha detto, in italiano: tu adesso muori. E ha fatto cenno ad altri suoi amici di aggredirmi". Subito un gruppo di motociclisti risponde alla chiamata e cerca di agguantare il barista, che sguscia via per "allontanarli da bottiglie e coltelli". Viene però presto raggiunto, buttato a terra e preso a calci. La sua collega, nonché compagna, Alice Locati, accorre per fermarli. Invano: viene ferita anche lei.

A quel punto , richiamato dal parapiglia, interviene l’addetto alla sicurezza Alessandro Guiati. Dà l’allarme alla polizia e poi cerca di fermare l’aggressione. Immediatamente i facinorosi cambiano obiettivo e si lanciano su di lui: minuti di follia tutti ripresi dalle telecamere di sorveglianza del locale. "Erano sette-otto – racconta Guiati, ancora convalescente dopo il pestaggio –. Ho cercato di dialogare, dicevo ’stop’ perché non parlavamo la stessa lingua. In tutta risposta mi hanno preso a pugni, calci, bottigliate. Sono caduto a terra, in mezzo alla pista, col viso insanguinato. A quel punto è arrivata la polizia e i Bandidos si sono dileguati". L’addetto alla sicurezza ha riportato la frattura del setto nasale, un trauma cranico, un occhio pesto e tagli e lividi su tutto il corpo, ricevendo un totale di 25 giorni di prognosi. Fabio e Alice se la sono cavati rispettivamente con cinque e due giorni, per traumi vari. Portati in ospedale in ambulanza, una volta dimessi hanno tutti sporto denuncia in Questura – l’addetto alla sicurezza è assistito dall’avvocato Antonio Comberiati, i baristi dall’avvocato Martina Campo –, riconoscendo molti dei loro aggressori grazie alle foto scattate in discoteca durante la serata e ai video della sorveglianza. Almeno due sono stati identificati, ma le indagini di Squadra mobile e Digos sono ancora in corso.

Resta però una nota ulteriormente amara. "I Bandidos sono noti per la loro pericolosità in Germania – sottolinea Alessandro –, tant’è che il ministro degli Interni tedesco li ha sciolti e definiti illegali. Perché allora in Italia è stato loro concesso di riunirsi? Da cittadino, dipendente di un’agenzia di sicurezza ed ex appartenente alle forze dell’ordine, penso che Bologna non avesse bisogno di questi delinquenti, per cui la passione per le moto è evidentemente una scusa. Sono invece molto grato ai poliziotti, intervenuti tempestivamente la sera dell’aggressione e che si sono subito messi al lavoro per individuare i responsabili, e al locale, che ha messo in campo tutte le misure di sicurezza possibili".

Dello stesso parere Fabio e Alice: "Abbiamo scritto al sindaco e all’associazione Bandidos Italia per avere chiarimenti su questo raduno, ma non abbiamo avuto risposta. Oltre che feriti, siamo traumatizzati. Vogliamo giustizia contro la violenza gratuita di cui siamo stati vittime".

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