Chiara Gualzetti, condanna definitiva per il killer

La difesa di Iavarone, oggi 19enne, non ha presentato ricorso in Cassazione. La pena di 16 anni e 4 mesi è confermata. Papà Gualzetti: "La sconti per intero". .

Chiara Gualzetti, uccisa nel 2021

Chiara Gualzetti, uccisa nel 2021

Bologna, 23 marzo 2024 – Andrea Iavarone dovrà scontare sedici anni e quattro mesi. Non è stata impugnata in Cassazione la sentenza di secondo grado per il giovane killer di Chiara Gualzetti, assassinata a 15 anni il 27 giugno 2021 a Monteveglio. La condanna, confermata dalla sezione minorenni della Corte di appello il 20 marzo di un anno fa, è dunque nel frattempo divenuta definitiva.

Il ragazzo, che due giorni fa ha compiuto 19 anni e attualmente si trova in carcere, era accusato di omicidio aggravato da premeditazione, futili motivi e minore età della vittima oltre che del porto del coltello con cui Chiara venne colpita, prima che l’amico infierisse anche con calci e pugni. Dopo l’omicidio se ne andò, lasciando Chiara abbandonata ai margini di un bosco, nel parco dell’abbazia di Monteveglio. Il corpo venne trovato dopo un giorno di ricerche e il ragazzo, fermato qualche ora dopo dai carabinieri, confessò, dicendo di aver agito spinto da un demone. In primo grado era stata disposta una perizia psichiatrica che aveva concluso per la capacità di intendere e di volere.

Nelle motivazioni di appello, la Corte aveva sottolineato come il giovane killer non avesse mai mostrato pentimento, non solo nei confronti della vittima, ma anche dei genitori di lei, non riuscendo, anche a distanza di tempo, ad attribuirsi la piena responsabilità. La colpa di quanto successo, ha continuato a sostenere Iavarone, era di un "demone" che gli diceva cosa fare.

"Sedici anni e quattro mesi mi hanno detto che è la pena massima per un minorenne in questi casi – dice il papà di Chara, Vincenzo Gualzetti –, non so se sia vero. Almeno mi auguro che quella condanna la sconti per intero, visto quello che ha fatto. Credo che sia il minimo sindacale, anche perché lui non si è mai pentito né ha mai chiesto scusa, anzi ha continuato a dire cose assurde, anche su mia figlia. Nemmeno la sua famiglia, che pure conoscevamo bene, ci ha mai detto nulla, nemmeno una parola di scuse. Ora questa sentenza è diventata definitiva, mi fa piacere. Ma credo comunque che la legge in Italia sia troppo morbida. Secondo me chi commette un omicidio volontariamente dovrebbe passare il resto dei suoi giorni in carcere".

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