Francesco Guccini, medaglia al padre. La nipote: "Il nonno? Della guerra non parlava"

Teresa Guccini ricorda Ferruccio, padre del Maestrone, che mercoledì nel Giorno della Memoria verrà insignito della medaglia d’onore

Francesco Guccini con la figlia Teresa e a destra il nonno Ferruccio
Francesco Guccini con la figlia Teresa e a destra il nonno Ferruccio

Bologna, 25 gennaio 2021 - Quando una domenica dell’agosto 1945 Ferruccio arrivò a Pavana fu una zia a correre in chiesa per avvisare la famiglia Guccini che lui era riuscito a tornare a casa a piedi da Amburgo. Francesco, che allora aveva cinque anni e non aveva mai visto suo padre, ricorda che la prima cosa che fece quell’uomo fu di togliersi la divisa e gettarsi nel ‘bottazzo’, la vasca del mulino. E lui, dandogli rispettosamente del voi, gli chiese di insegnargli a nuotare. Teresa, la figlia del Maestrone, riporta sorridendo questo aneddoto raccontatole dall’illustre genitore. E’ stata lei a decidere di ricostruire la storia di famiglia e a raccogliere la documentazione necessaria per ottenere la medaglia d’onore alla memoria di quel nonno capace di dire no al nazifascismo dopo l’armistizio del ‘43.

Il punto Francesco Guccini come Vasco Rossi: Medaglia d’Onore al padre per il no al nazifascismo

«Sono due anni che faccio ricerca – racconta –. Il nonno non aveva detto quasi nulla del passato nemmeno a papà. Attraverso il suo foglio matricolare, ho raccolto carte presso i ministeri della Difesa italiano e tedesco e mi sono rivolta alla Croce Rossa internazionale. Alla fine ho ricostruito il suo percorso nei campi di concentramento di Leopoli e Wietzendorf fino al campo di lavoro di Amburgo". A quel punto Teresa (42 anni, un trascorso nel management musicale) ha avviato le pratiche e ora ha saputo, anche grazie all’associazione ‘Un ricordo per la pace’, che la proposta è stata accolta. Sarà lei mercoledì, Giorno della Memoria, a ricevere la medaglia in Prefettura a Bologna. «Papà – racconta – non si vuol muovere e mi ha chiesto di andare. È ammessa una sola persona". Il Maestrone, del resto, preferisce sia la figlia (a cui da bambina aveva dedicato la canzone ‘Culodritto’) a raccontare la vicenda.

Che ricordo ha del nonno? "Ci si vedeva d’estate a Pavana, dove dividevamo la casa di famiglia anche con lo zio Pietro, il fratello di papà. Era una persona taciturna, pacata, elegante. È morto nel ‘90 e ha lavorato fino alla pensione alle Poste di Modena. Zappava l’orto, lavorava il legno in rimessa, mi incuteva un po’ di soggezione".

E Francesco non conosceva davvero quelle traversie di guerra? "Papà adorava il nonno ma aveva con lui un rapporto molto prudente. La mia impressione è che la lezione che più ha appreso dal padre sia stata quella della coerenza. Gli ha dedicato anche una canzone poco nota ‘Van Loon’ contenuta nell’album ‘Signora Bovary’. Alcuni di quei versi dicono molto".

Pensa che l’esperienza di Ferruccio abbia condizionato la vena poetica di suo padre e l’abbia portato a canzoni come ‘Dio è morto’ o ‘Auschwitz’? "Non credo, ritengo che quei pezzi siano frutto soprattutto di suggestioni. Anche perché, come ho detto, mio nonno in famiglia non ha mai parlato di guerra".

Quanto sono importanti le radici a casa Guccini? "Mio padre ha costruito una carriera su questo tema e qualcosa anch’io l’avrò ereditato. Adoro la Storia perché è lo strumento che fa conoscere meglio noi stessi".

Cosa le ha detto Francesco della sua ricerca? "Che forse nonno, schivo com’era, non sarebbe stato contento. Ma io credo che in questi tempi di revisionismo, in cui la memoria di quegli orribili anni rischia di disperdersi, sia utile raccogliere testimonianze".  

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