Galleria Enrico Astuni, sguardi sul femminile

Cinque artiste in dialogo ne ’L’altra sorgente’, curata da Maura Pozzati. "Dalla pittura al tessile, un filo invisibile lega tutte le opere"

Galleria Enrico Astuni, sguardi sul femminile

Galleria Enrico Astuni, sguardi sul femminile

Cinque artiste, diverse per provenienza, tecniche e generazione, cinque sguardi sul femminile. Opere così diverse – eppure in dialogo fra loro e legate da un filo invisibile e dalla sensibilità della curatrice Maura Pozzati – sono ospitate negli spazi della Galleria Enrico Astuni per la collettiva L’altra sorgente, che inaugura il 3 febbraio alle 19, per la notte bianca di Art City Bologna e Arte Fiera (cui la galleria partecipa). In via Barozzi fino al 4 maggio saranno esposti vecchi e nuovi lavori e alcune opere inedite realizzate ad hoc, che ’invaderanno’ ogni spazio, comprese la cucina e la biblioteca. Il titolo L’altra sorgente è, nel suo significato letterale e metaforico, legato al femminile, alla capacità di scorrere nelle profondità della terra, di trapassare la materia e di tornare in superficie con nuove energie.

Si parte dall’ultranovantenne Marion Baruch "che lavora con scarti dell’industria tessile – illustra Pozzati–, alla californiana classe 1945 Suzanne Lacy, femminista della prima ora, con un lavoro molto importante, una performance in cui ha incontrato gruppi, associazioni, 400 donne, tutte ultrasassentenni. In galleria c’è un video molto grande proiettato a parete e un tavolo con documenti di archivio". Anche la bolognese Sabrina Mezzaqui "lavora con un’arte relazionale – prosegue Pozzati – perché ha sempre bisogno di costruire tavoli di lavoro per le sue opere, molto legate alla parola". Altro scenario con la brasiliana Maria Nepomuceno e le sculture e istallazioni colorate in cui la natura e l’umano si incontrano, facendo scoprire tecniche e tradizioni tessili degli indigeni del Brasile. La natura e le sue modificazioni, e un sentimento un po’ romantico, si trovano nelle opere della pittrice Sabrina Casadei. Un’arte che "vive di questi ossimori fra organico e inorganico, fra astrazione ed empatia. A Bologna non ha mai esposto e per la prima volta affronta tele di grandi dimensioni. Il filo che lega tutto – conclude Pozzati – è il femminile in tutte le sue diramazioni e un certo tipo di rapporto con la natura, più lento e legato al silenzio al rispetto". La mostra ha un catalogo con testi di Maura Pozzati, Fabio Cavallucci e Noah Stolz.

le. gam.

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