Giampaolo Amato Bologna, al Riesame la difesa chiede la scarcerazione: il giudice si riserva sulla decisione

L’oculista accusato dell’omicidio della moglie nel 2021, è detenuto alla Dozza dall’8 aprile scorso. I suoi avvocati hanno chiesto che la misura cautelare nei suoi confronti venga ridimensionata. Entro lunedì il verdetto

Bologna, 21 aprile 2023 - Si riserva il collegio di giudici del tribunale del Riesame che questa mattina si è riunito per decidere della scarcerazione di Giampaolo Amato, il medico di 64 anni accusato di avere ucciso la moglie Isabella Linsalata, 62, con un cocktail letale di farmaci il 31 ottobre 2021. La decisione dei giudici è attesa entro lunedì.

Gli avvocati dell’ indagato Gianluigi Lebro e Cesarina Mitaritonna hanno chiesto per lui i domiciliari, mentre la Procura ha chiesto la conferma dell'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere. A rappresentare l'ufficio della pubblica accusa c’era il procuratore aggiunto Morena Plazzi.

L’avvocato di Amato commenta: “Il mio assistito, come sta? È un uomo in carcere, disperato, distrutto e con la vita rovinata anche da un eccesso mediatico”. La richiesta è stata presentata la scorsa settimana.

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L’oculista ed ex medico della Virtus Pallacanestro è stato arrestato dai carabinieri, su disposizione del giudice Claudio Paris dopo la richiesta della Procura, l’8 aprile scorso, il sabato prima di Pasqua. Da allora si trova al carcere della Dozza. 

Isabella Linsalata con una delle amiche del cuore
Isabella Linsalata con una delle amiche del cuore

La misura di custodia cautelare in carcere era stata ritenuta necessaria dal giudice per le indagini preliminari Paris per il rischio non tanto di una fuga dell’indagato (che sa di esserlo, si ricorda, dai primi di marzo del 2022 e quindi avrebbe avuto tutto il tempo di scappare se avesse voluto farlo), quanto per il pericolo che contaminasse le prove, dato che il quadro si basa in gran parte sulle numerose testimonianze di suoi familiari o comunque di persone a lui vicine, che l’uomo potrebbe influenzare, per esempio i due figli, e soprattutto per il pericolo che possa commettere un ulteriore gesto violento, questa volta nei confronti dell’amante, che lo ha lasciato dopo avere scoperto dell’inchiesta a suo carico. Scatenando le ire dell’uomo, che le aveva mandato messaggi e fatto telefonate dai toni aggressivi, tanto da farle valutare l’ipotesi di denunciarlo ai carabinieri. Ipotesi poi scartata per non peggiorare ulteriormente la sua posizione, data l’inchiesta in corso, appunto. L’amante, sfogandosi al telefono con lui, ha fatto anche riferimento ad aggressioni fisiche da parte dell’uomo.

Il quale è indagato, infine, pure per la morte della suocera Giulia Tateo, deceduta 22 giorni prima della figlia e che viveva nell’appartamento adiacente, in via Bianconi.

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