Uno Bianca, il pm Spinosa e la nuova inchiesta: "La Falange armata dietro i Savi"

Per il magistrato che guidò le prime indagini sulla banda "la verità è scritta in 1.500 comunicati. I fratelli killer hanno mentito per depistare e nascondere l’apparato di cui facevano parte"

Bologna, 4 gennaio 2024 – Lui non ha mai creduto che dietro la Uno Bianca ci fossero solo "la targa, i fanali...". Il magistrato Giovanni Spinosa, che guidò le prime indagini sulla banda che sparse terrore e morte dal 1987 al 1994 tra le Marche e l’Emilia-Romagna, ha sostenuto e sostiene ancora oggi, con un ottimismo rigenerato dalla nuova inchiesta innescata dall’esposto presentato dai famigliari delle vittime, che l’Uno Bianca non si concluda con i fratelli Savi e i loro sodali. Piuttosto, che i poliziotti killer siano stati una sorta di ‘pedine’ mosse in uno scacchiere di destabilizzazione nazionale da una mano fantasma. Che un nome, però, ce l’ha.

"La Falange armata".

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Dottor Spinosa, la mamma di Otello Stefanini ha detto che il suo più grande desiderio è sapere la "verità, quella vera" dietro la Uno Bianca. Per lei questa verità è già scritta...

"In 1500 comunicati della Falange armata. E non solo in quelli che riguardano esclusivamente la Uno Bianca: se si avviasse un lavoro specifico su tutti i comunicati, anche su quelli relativi alle bombe e alle stragi di mafia, emergerebbe evidente chi abbia guidato, dall’inizio alla fine, l’azione della banda. Collegando questi comunicati con il contesto nazionale e internazionale dell’epoca, i legami emergono evidenti".

Ma la ‘Falange armata’ è un’entità che resta ai nostri occhi impersonale e incorporea: non è mai stata al centro di inchieste.

"Il principale trucco del Diavolo è convincere che non esiste. Così per la Falange armata. Che ha guidato per anni azioni tese alla destrutturazione della classe politica dirigente dell’epoca, del sistema partitocratico plurimo. E questo ‘valorizzando’ l’attività di realtà locali eversive da usare per un fine nazionale".

Tra le 250 pagine dell’esposto si parla anche di una telefonata tra Marino Bersani, padre della ‘supertestimone’ pilastrina che portò all’arresto dei Santagata, e un ignoto interlocutore che rassicura l’uomo sul sostegno dei ‘capi’ alla figlia. Chi sono questi capi?

"Quella telefonata è stata trattata in due processi. E non è stato ravvisato nulla di strano. In quei ‘capi’ non si nasconderebbero poteri occulti, ma semplicemente superiori dell’interlocutore, che, in un momento in cui non esistevano ancora programmi codificati di protezione testimoni, rassicurava la famiglia della ragazza che sarebbe stato fatto il possibile per proteggerla. Detto ciò, è comunque uno spunto da cui partire per scoprire la verità dietro la Uno Bianca".

Nel corpo dell’esposto c’è anche un passaggio relativo alla Strage di Ustica, che dimostrerebbe il rapporto tra Roberto Savi e soggetti legati ai servizi: cosa ne pensa?

"La sua affermazione di aver pilotato un Mirage appartiene al mondo del ridicolo. Invece, il fatto che fosse a conoscenza del dettaglio di un serbatoio sganciato da un caccia che avrebbe spezzato l’ala del Dc9, dimostra come Savi fosse in possesso di informazioni che all’epoca potevano avere in pochissimi".

Fabio e Roberto Savi si sono addossati tutti gli omicidi commessi dalla Uno Bianca, loro e la banda sono la stessa cosa. Lei ritiene abbiano mentito. Perché?

"I fratelli Savi si sono messi d’accordo e hanno mentito, sistematicamente, riguardo al periodo delle rapine nelle Coop e alla fase terroristica della banda. Lo hanno fatto per depistare le indagini, in maniera sistematica. Lo hanno fatto perché erano organici a un sistema che non doveva essere scoperto. Perché se si crede che i misfatti dell’Uno Bianca siano opera di due scellerati mossi dalla sete di denaro vuol dire che l’apparato di cui erano parte non esiste. Ossia che la Falange armata non esiste".

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