In sei mesi 28 vittime. "La distrazione uccide. La città 30 può aiutare, ma serve educazione"

L’analisi di Sorbi, presidente dell’osservatorio sulla Sicurezza stradale. "Sono aumentati gli incidenti ’autonomi’, tanti i giovanissimi coinvolti. E vanno tutelati di più i pedoni, colpiti anche sulle strisce".

In sei mesi 28 vittime  "La distrazione uccide  La città 30 può aiutare,  ma serve educazione"

In sei mesi 28 vittime "La distrazione uccide La città 30 può aiutare, ma serve educazione"

Bologna, 4 luglio 2023 – Il 2023 conta, al momento, 28 vittime della strada. Un numero elevato, che registra sette morti in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Vite spezzate da un incidente stradale, che non ha lasciato loro scampo. Negli ultimi giorni, due schianti hanno portato via due giovani vite, quella di un ragazzo di sedici anni e quella di una bambina di sei.

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Mauro Sorbi, presidente dell’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale, quali sono le cause più frequenti di incidente?

"Il fenomeno è cresciuto nelle strade di provincia extraurbane, dove ci sono i feriti più gravi. Il marchio è vario e non è più legato solo alla distrazione dovuta all’utilizzo del cellulare. A causa della velocità, sono aumentati i sinistri autonomi, in cui il conducente perde il controllo del mezzo. Ma ciò che allarma di più è la distrazione mentale: lo stato sociale ci condiziona anche alla guida, facendo diventare il movimento o la ripetizione dello stesso percorso un’abitudinarietà, un automatismo".

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Cos’altro?

"Proseguiamo la nostra campagna ’Chi guida non beve’, regalando anche etilometri usa e getta. In città, nei primi sei mesi del 2022, sono state sospese o revocate 404 patenti per tasso alcolemico superiore allo 0,8. Tra le vittime ci sono anche dei giovanissimi. Ma non bisogna insegnare solo alle nuove generazione la questione dell’alcol: ci sono anche tanti adulti che si mettono al volante dopo aver bevuto. È necessario andare verso una direzione".

Cioè?

"Il processo di mobilità sostenibile deve portarci verso una rieducazione stradale, che tutti, pedoni e guidatori, dobbiamo accettare. L’educazione non si fa inserendo solo nuovi rilevatori di velocità, ma bisogna partire dalla cultura, educando attraverso la comunicazione".

Il modello di Città 30 limiterà il crescente fenomeno?

"Non bisogna inasprire il nervosismo che c’è già in città. Concettualmente il modello è efficace, perché riducendo la velocità, l’impatto tra la vittima e il mezzo sarà sicuramente minore. Ma ci vuole tempo, per questo insistiamo sulla necessità di una nuova spinta educazionale. Il codice della strada, in conclusione, deve essere rispettato da tutti. E attendiamo l’autunno per il nuovo codice".

I dati in mano vostra cosa dicono delle vittime?

"Ci sono molti giovani, come abbiamo visto negli ultimi giorni. C’è una categoria, però, che deve essere maggiormente tutelata: i pedoni. Chi si sposta a piedi è indifeso, non protetto. Al 30 giugno, si contavano cinque vittime-pedoni: l’anno scorso erano solo due. E quasi tutti sono stati colpiti sulle strisce pedonali. Ormai chi guida vede, ma non guarda: la mente è sempre altrove, si tratta di un fattore psicologico".

E i monopattini?

"Anche questo nuovo mezzo va inserito nel codice stradale, con una targa identificativa e l’assicurazione. Servono controlli massicci anche su questo, perché l’assenza di presidi porta a un degrado della correttezza alla guida".

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