Omicidio Matteuzzi, Padovani all’amico: "Io non sono matto, ma vendicativo"

Il giorno prima del delitto il killer incontra la donna e gira un video per tutelarsi. Negli atti del pm l’escalation di una "relazione disfunzionale e ondivaga"

Bologna, 4 ottobre 2023 – “Una donna fragile, all’apparenza poco coerente", che viveva una relazione "disfunzionale", "ondivaga ed emotivamente instabile". Così gli inquirenti della Squadra mobile incaricati dalla Procura descrivono il rapporto tra Alessandra Matteuzzi e il suo futuro assassino Giovanni Padovani. L’analisi si concentra sui mesi antecedenti al 23 agosto 2022, quando il ventisettenne assassinò la ex a martellate, pugni, calci e colpi di panchina.

Giovanni Padovani e Alessandra Matteuzzi
Giovanni Padovani e Alessandra Matteuzzi

Una relazione caratterizzata da "alti e bassi, dispetti reciproci". come l’ha definita ieri l’altro in aula davanti alla Corte d’assise la madre di Padovani, Virginia Centini, sentita come testimone al processo per omicidio pluriaggravato contro suo figlio. La donna del resto avrebbe avuto un "ruolo importante" nella relazione tra i due, dicono gli atti della Procura. Relazione caratterizzata da liti violente – il 9 giugno 2022 Alessandra, con la sorella Stefania e il cognato, caccia di casa Padovani chiamando pure la polizia; ma dieci giorni dopo la stessa Stefania sorprende i due di nuovo insieme nell’appartamento di via dell’Arcoveggio, e inveisce con durezza contro entrambi – culminate nella denuncia per stalking del 22 luglio.

Dal canto suo, l’imputato il 15 giugno scrive in chat ad amici: "Mi sto convincendo sempre di più, qualsiasi cosa succeda dovete promettermi che spiegherete alla gente che è successa perché ho sofferto e soffro; spiegategli che sono stato manipolato e non sono più capace di intendere e di volere in modo lucido...". Poi, ci ripensa: "Ragazzi, mi sono tranquillizzato". Padovani si sfoga spesso con gli amici riguardo la sua relazione con Alessandra.

A un compagno di squadra confida di essere andato a giocare in Sicilia per "motivi personali: stare lontano da Alessandra", nonostante un’offerta da una squadra di Ravenna e lei che lo scongiura di "non andare" (glielo ripete dieci volte in pochi minuti in una chat, rivelano i tabulati). Il 21 agosto, due giorni prima del delitto, il ventisettenne confida a un amico la gelosia per la foto postata sui social dalla Matteuzzi che lascia intuire lei sia a cena con un altro: “Qualcuno mi ha fatto molto male... – afferma Padovani – E deve pagare. Io non sono matto, sono vendicativo. Quando stai male poi fai cose che non avresti mai pensato". Il giorno dopo, la coppia lo trascorre insieme. E lui – che sospetta che Matteuzzi l’abbia già denunciato – decide di farsi un video per "tutelarsi": "Oggi 22 agosto dopo che Alessandra mi voleva denunciare, sono nella sua macchina... sono andato a cercarla, ci siamo messi a parlare, abbiamo stabilito che ci vedremo ogni 15 giorni. Ma siccome so che tipo è, mi tutelo per il futuro, perché non si sa questa come gli prende ( sic ). Ok, sono in macchina di lei e mi ha lasciato le chiavi, lei è dalla madre, nessuno sa che siamo insieme. Questa è la situazione".

Una sorta di ’prova’ dei loro rapporti distesi per le forze dell’ordine. Lo stesso giorno prenota un hotel per la notte del 23 agosto, quella in cui l’avrebbe uccisa. Per gli inquirenti, lui pensa: "Se torna con me, la storia prosegue; sennò, la uccido".

L’epilogo è quello più tetro. Ora, Padovani è in carcere a Reggio Emilia, difeso dall’avvocato Gabriele Bordoni. Periti nominati dalla Corte devono stabilire se il 23 agosto 2022 era in grado di intendere e volere. La famiglia di Sandra è rappresentata dai legali Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini.

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