L’ora del delitto, l’alibi e il commercialista in carcere da 16 anni: riaperto il cold case

Lui è in cella per aver ucciso la sua cliente Vitalina Balani: ma se l’omicidio fosse avvenuto in un altro momento sarebbe scagionato da molti testimoni con cui era a un convegno

Andrea Rossi, in carcere per l'omicidio di Vitalina Balani

Andrea Rossi, in carcere per l'omicidio di Vitalina Balani

Bologna, 28 novembre 2023 – Diciassette anni dopo, l’omicidio di Vitalina Balani potrebbe essere tutto da riscrivere.

Alla terza richiesta di revisione del processo per Andrea Rossi, il commercialista oggi sessantenne che sta scontando l’ergastolo per quel delitto e da 16 anni è dietro le sbarre, la Corte d’appello di Perugia ha detto sì. Accogliendo l’istanza dell’avvocato dell’imputato, Gabriele Bordoni, di disporre una perizia medico-legale sulla vicenda. Perizia che dovrà valutare la validità scientifica, e la correlazione poi col caso specifico, della "nuova prova" su cui si basava la richiesta revisione.

Ossia, i recenti studi sulla migrazione delle ‘macchie ipostatiche’, ossia quei ristagni di sangue che si formano sui corpi senza vita e che nel 2006 fecero fissare l’ora del decesso di Vitalina a 24 ore prima del ritrovamento del cadavere. Ora che fu decisiva per la condanna di Rossi, che non aveva un alibi. Ma gli studi presentati dai consulenti della difesa raccontano ora un’altra storia.

Il 23 gennaio prossimo la Corte conferirà l’incarico ai periti e formulerà i quesiti. Poi, si vedrà. La difesa dal canto suo ha già schierato i propri consulenti, i medici Giovanni Pierucci e Marco Albore. Quest’ultimo, nella relazione tecnica depositata alla Corte, ha sottolineato come "l’attuale orientamento della pratica forense" porti a ritenere che Balani non morì 24 ore prima del ritrovamento del corpo, ma solo 6-12 ore prima, 15 al massimo. Quando, cioè, l’imputato era a un convegno con decine di persone.

L’omicidio

Vitalina Balani, 70 anni, fu trovata senza vita in casa sua il 15 luglio 2006. Si stabilì fosse morta nel primo pomeriggio del giorno prima. Si pensò a un decesso naturale. Solo l’autopsia, giorni dopo, svelò lo strangolamento. Presto le indagini si concentrarono sul commercialista della donna, che le doveva due milioni di euro, denaro sperperato anziché investito per conto della cliente.

Il Dna

"Ma mai una traccia di dna di Rossi fu ritrovata sul luogo del delitto – sottolinea ora l’avvocato Bordoni –, nonostante il caldo di luglio. Si trovarono invece tracce genetiche di altri, un confronto però non si fece mai. Quei reperti ci sono ancora, conservati alla medicina legale di Bologna. Una comparazione con il dna di terze persone è ancora possibile".

L’orario della morte e l’alibi

Se dunque i periti che saranno nominati dalla Corte umbra dovessero ritenere validi e fondati i nuovi studi sulle macchie ipostatiche, spostando così l’orario del decesso a un momento in cui Rossi aveva un alibi validissimo, ogni accusa potrebbe crollare. Potrebbe essere prosciolto dopo 16 anni di carcere.

I testimoni

Per buona misura, la sua difesa ha presentato pure un elenco di testimoni pronti a ribadire circostanze che al primo processo furono ritenute non decisive, ma che di fronte a un’ora del decesso nuova assumerebbero un peso tutto diverso a favore dell’imputato. "Ora bisogna fare chiarezza. Noi non ci tiriamo indietro di fronte ad alcun accertamento che la Corte decida di fare. Il mio assistito è innocente", rincara l’avvocato Bordoni.

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