La dottoressa di Sinisa: “Restano la tenacia, il suo grande affetto. E ora seguo il Bologna”

Francesca Bonifazi del Sant’Orsola è stata vicina al mister fino all’ultimo. "Nonostante la malattia ci sono stati anche momenti belli e divertenti. Come quando gli ho fatto la sorpresa dei suoi giocatori sotto la finestra"

Bologna, 15 dicembre 2023 – Un anno fa se ne andava Sinisa Mihajlovic: aveva combattuto come un leone contro una leucemia mieloide acuta che, alla fine, aveva avuto la meglio, ma il suo coraggio resta ancora un insegnamento per tutti. Lo ricorda Francesca Bonifazi, direttrice del programma Terapie cellulari avanzate del Sant’Orsola che l’ha seguito fino all’ultimo giorno.

sinisa Mihajlovic e la dottoressa Francesca Bonifazi, direttrice del programma Terapie cellulari avanzate del Sant’Orsola che l’ha seguito fino all’ultimo giorno
sinisa Mihajlovic e la dottoressa Francesca Bonifazi, direttrice del programma Terapie cellulari avanzate del Sant’Orsola che l’ha seguito fino all’ultimo giorno

È passato un anno dalla morte di Sinisa. Che cosa ha lasciato?

"Il ricordo è ancora molto forte, in tutto il reparto. Ci ha lasciato un grande affetto, la tenacia ma anche l’accettazione della propria fragilità. Ha capito come si possa avere coraggio pur avendo paura".

C’è qualche episodio particolare che ricorda?

"Ci sono tanti ricordi anche felici e allegri. Ne ricordo soprattutto due: la prima è quando il Bologna aveva vinto con il Brescia, mi sembra: ero in contatto con il club e gli abbiamo organizzato una sorpresa. Gli ho detto che arrivava il direttore tecnico e che lui doveva uscire dalla stanza, siamo andati in un’altra, ho aperto la finestra e c’era la sua squadra. La seconda volta, dopo che la malattia era tornata, gli ho detto che dovevamo andare a fare una ecografia, invece l’ho portato nella cucina dove abbiamo potuto aprire le finestre ed ha trovato i suoi ragazzi che lo festeggiavano".

È rimasta in contatto con la famiglia?

"Sì, soprattutto con Arianna. Mi lega a loro un affetto profondo, nato con Sinisa ma si è esteso a tutti. Arianna è una donna e una madre straordinaria, è sempre stata il vero centro della famiglia".

Ricordo che lei non aveva la tv e del Bologna non sapeva nulla. Cosa è cambiato?

"Tutte le settimane vado a vedere che cosa ha fatto il Bologna e anche con il club si è instaurato un rapporto di amicizia. Tutto nacque una sera in cui Sinisa aveva una febbre molto antipatica, cercando di farlo parlare, lui mi chiese come facevo a non avere un televisore in casa. Mi sono sentita un po’ disadattata e qualche mese dopo mi sono fatta regalare una tv".

Il Bologna lo va mai a vedere?

"Sì, mi è capitato e a breve andrò di nuovo. Mi hanno invitata per assistere a un incontro".

Faccio un passo indietro, alla malattia che si è portata via Mihajlovic: una leucemia molto aggressiva. Sono stati fatti passi in avanti rispetto a un anno fa? Ci sono speranze per gli altri pazienti?

"Assolutamente sì. La speranza c’è perché sono in sviluppo le terapie cellulari avanzate, quindi l’idea di combattere questo tipo di malattia tramite il sistema immunitario. Abbiamo visto come la chemioterapia può dare molto, ma a volta non basta. Allora ci si muove verso un approccio più personalizzato. Quindi si cerca di fare leva sul sistema immunitario come strumento di terapia. Il trapianto è una forma, diciamo, ancestrale di terapia cellulare. La leucemia però, a volte, può essere molto cattiva, molto aggressiva e sviluppare meccanismi di fuga dal sistema immunitario del donatore. Oggi abbiamo questa nuova frontiera che sono le cellule Car-T: sono dei linfociti che vengono modificate geneticamente e potenziate nel riconoscere il tumore, quindi ucciderlo. Nello specifico della malattia di Sinisa siamo ancora un po’ indietro. Per altri tipi di leucemia siamo molto più avanti come nei linfomi e nel mieloma. L’ospedale crede molto nelle terapie cellulari e c’è una struttura dedicata a questo".

Per le Car-T a che punto siamo? Si parla di produrle direttamente qui al Policlinico.

"Siamo tra i centri italiani più attivi per la somministrazione di cellule Car-T. Il nostro obiettivo è la produzione ma anche la ricerca su queste cellule: nuovi costrutti sempre più efficaci".

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