NICOLETTA TEMPERA
Cronaca

Bologna, invita i genitori per la laurea e poi si uccide

Il ragazzo abruzzese di 29 anni, in realtà, aveva sostenuto pochi esami: non ha retto e si è suicidato, buttandosi dal ponte di Stalingrado

La polizia in via Zago, sotto al ponte di Stalingrado, dove è stato trovato il corpo

La polizia in via Zago, sotto al ponte di Stalingrado, dove è stato trovato il corpo

Bologna, 9 ottobre 2021 - Aveva detto ai genitori di raggiungerlo a Bologna, per andare poi insieme a Forlì, dove avrebbe discusso la sua tesi di laurea. Ma nessuna celebrazione, nessuna festa c’è stata. Soltanto l’ansia prima e lo sgomento poi. E un salto nel vuoto, per mettere a tacere quel senso di colpa, quella vergogna che il ragazzo si portava dentro.

Il focus Studente suicida per la laurea mancata. Lo psicologo: "Fallire non è una colpa" - La psicologa: "Tenere aperto il dialogo restando in ascolto" 

Il corpo del ventinovenne, L. N., abruzzese, iscritto alla facoltà di Economia e commercio, è stato trovato ieri pomeriggio intorno alle 16 in via Zago, sotto al ponte di via Stalingrado. Da lì lo studente si è lanciato. Per pochi metri non è finito sulle rotaie. Quando sono arrivati i soccorsi, il suo cuore non batteva già più.

Lo cercavano da tutta la mattina, amici e parenti. Il ragazzo, stando a quanto ricostruito da carabinieri e polizia, aveva avvisato i genitori di raggiungerlo a Bologna, dove viveva da solo da diversi anni, dicendo che si sarebbe laureato. Aveva detto loro che insieme sarebbero andati a Forlì, dove si trova la sede didattica della facoltà. Tutto organizzato per ieri mattina.

Ma il ragazzo, in realtà, aveva sostenuto pochissimi esami. E probabilmente la vergogna, il senso di colpa, l’incapacità di affrontare una situazione divenuta, bugia dopo bugia, insostenibile per lui, lo hanno portato a determinare il terribile gesto. Deve aver girovagato tutto il giorno per la città, perché i genitori lo cercavano e lo chiamavano, senza risposta, dalla mattina. Arrivati a casa, non trovandolo, avevano iniziato a preoccuparsi. Il sospetto che qualcosa non andasse lo avevano avuto subito. Perché il figlio aveva detto soltanto a loro della discussione.

Nessun amico era stato invitato all’evento, tanto importante nella vita di un ragazzo. E così si sono messi subito in allarme. Hanno contattato tutti i suoi conoscenti in città. Hanno fatto denuncia ai carabinieri. Il suo cellulare era acceso, ma squillava a vuoto. A mezzogiorno, lo studente era ancora vivo. A quell’ora, infatti, aveva inviato un messaggio vocale alla ex fidanzata, dal contenuto ambiguo. Un tassello in più, che aveva alimentato ancora di più la paura dei genitori.

Che hanno però sperato, fino all’ultimo, di poterlo ritrovare. Di dirgli che della laurea non importava loro nulla, che tutto si sarebbe risolto. E invece. E invece alle 16. il ragazzo manda un ultimo messaggio a un suo amico, gli dice che è sul ponte di Stalingrado. L’amico corre, per riuscire a raggiungerlo, e chiama la polizia. Una corsa contro il tempo, con i carabinieri che si precipitano, perché intanto hanno rintracciato anche loro il suo cellulare. Ma quando arrivano tutti, l’amico, i poliziotti e i militari dell’Arma, è troppo tardi. Il corpo è lì, in via Zago, in una pozza di sangue. Non resta che piangere.

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