Il 2024 secondo Igort: "Qui dopo vent’anni c’è di nuovo fermento. L’arte è viva, inebriante"

Il fumettista ha progettato il Vecchione che brucerà domani in piazza "Due anni fa ho deciso di tornare a Bologna: la scena è affascinante. Il mio sogno? Muovere idee, come negli anni ’70 con Jori e Alinovi".

Il 2024 secondo Igort: "Qui dopo vent’anni c’è di nuovo fermento. L’arte è viva, inebriante"
Il 2024 secondo Igort: "Qui dopo vent’anni c’è di nuovo fermento. L’arte è viva, inebriante"

di Benedetta

Cucci

All’inizio del Duemila ha lasciato Bologna dopo 25 anni di vita sotto le Torri, ha vagato un po’ ovunque, anni tra Ucraina e Russia, Giappone, Parigi dove ha una casa, Sardegna, la sua terra che aveva lasciato negli anni Settanta per fare il fumetto qui, dove poi è tornato per far crescere le figlie. Poi, due anni fa, Igort, 65 anni, al secolo Igor Tuveri, autore di fumetti, ma anche musicista, editore, regista, sceneggiatore, direttore editoriale di Linus e del nuovo bimestrale ’Alterlinus’, nonché da qualche mese nuovo Magister del Comicon di Napoli, ha scelto di nuovo Bologna. A tutti gli effetti ‘The place to be’, oggi.

Igort, il suo Vecchione ’Morvo’ che brucerà domani in piazza Maggiore è anche un annuncio del suo ritorno in città dopo anni di assenza?

"Quando ho ricevuto la telefonata di Elena Di Gioia ero perso sulle piste dei poeti di Haiku come Basho, in Giappone, dove vagavo con un mio amico fotografo. La proposta è stata una sorpresa, mi sono messo a ridere. Ed è proprio così, sono tornato dopo aver lasciato Bologna all’inizio del Duemila. Anche il disegno di Morvo racconta questo, è un omaggio a quei tempi. Perché negli anni Ottanta, con Valvoline, fondammo in città ’Zio Feininger’, scuola di fumetto e arti grafiche, dedicata a Feininger, artista Bauhaus e uno dei primi grandi autori di fumetto. Morvo, un personaggio molto cartoon, onirico, abitatore dei sogni altrui, è la creazione di un autore di fumetti di una mia storia uscita in Europa e in America, dove omaggio proprio Feininger. Quindi il Vecchione è il cerchio che si chiude su Bologna ed è un ritorno alle mie origini".

Perché dopo una lunga assenza è tornato?

"Perché c’è da fare a Bologna, c’è un grande fermento, altrimenti non potrei stare qui, sono entusiasta. Ho tante idee e progetti che riguardano la città. Avevo lasciato Bologna nel 2001 perché in quel momento mi sembrava una città irriconoscibile rispetto alla fine degli anni Settanta e Ottanta, così pieni di creatività. La città era diventata una caricatura di se stessa e invece ora sento questa nuova vitalità di giovani artisti, autori di fumetti, musicisti, la scena c’è di nuovo, è viva, è affascinante. Scambiandomi delle canzoni che stavo registrando con il mio vecchio chitarrista Luca Patini, a un certo punto nel 2020 mi dice: "Ma parli sempre di Bologna, perché non torni a lavorare qua?". Questa conversazione avveniva verso le 11 di sera, a mezzanotte avevo già casa a Bologna".

Bologna è da sempre la capitale del fumetto.

"Ha dato vita a una tale quantità di case editrici di fumetto da fare invidia a Milano e surclassare Roma. Questo vuol dire anche il germogliare di tanti e grandi autori, la nascita di Valvoline, la scuola di fumetto che creammo con Pazienza, Mattotti, Carpinteri, Brolli, Jori, forse la più seminale che ci sia stata, perché poi sono venuti fuori da lì la Ghermandi, la Marzocchi, Ricci, la Giandelli, Ricci, Palumbo, Gabos. Adesso c’è nuovamente una grande vitalità. Il fatto è che quando si parla, si passa il testimone, si crea un dibattito, poi si uniscono le cose. Io ora vedo questo".

Riavvolgiamo il nastro e andiamo a quegli anni Settanta che furono l’inizio di tutto.

"Basta pensare a via Clavature con la casa occupata, al primo piano c’era TraumFabrik coi vari Gaznevada, Stupid Set. Si faceva grafica, c’era De Maria, si faceva la grafica di Musica80 e al piano di sopra c’era Scozzari che faceva il Cannibale. Bologna è una città fondamentale della scena culturale che un tempo avremmo chiamato underground e che adesso è overground, perché la rete fa emergere qualsiasi cosa. È una nuova stagione forse più inebriante di prima, ma un po’ meno critica. Negli anni Settanta se tu non studiavi e non conoscevi le cose perseguendo una certa analiticità nei confronti del reale e della cultura ti emarginavano, eri un idiota, adesso ci si vanta di essere idioti".

Oggi la sua visione è il Museo del Fumetto a Bologna.

"Conosco collezionisti di tavole di fumetti che un po’ mi seguono, ma io non vendo le mie, non voglio che si disperdano. Però proprio per questo me li tiro dietro. Sono persone con collezioni sterminate, gente che si compra libri interi, tutti gli originali, dal valore incredibile. Alcuni hanno anche una certa età, non hanno eredi, cercano un luogo dove fare un lascito. I contenuti ci sono tutti, a Bologna ci sono centinaia di autori, deve esserci un museo dove studiare, osservare, fare arrivare mostre importanti. Non sarà solo una cosa per giovani, fortunatamente. Creiamo movimento, mettiamo in contatto. Come succedeva un tempo a casa di Marcello Jori con Francesca Alinovi, quando ci si trovava con Tondelli, la Societas Raffaello Sanzio, noi di Valvoline. Ogni cinque minuti nasceva un’idea".

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