"Così ho preso per la gola i russi": l’exploit dello chef di Cesena a Mosca

Simone Gobbi, 37 anni, di Gambettola, cura la proposta gastronomica di due ristoranti a Mosca e uno a San Pietroburgo

Simone Gobbi, chef gambettolese di 37 anni, ha lavorato prima in Romagna e a Milano, poi ha avuto esperienze a Parigi e in California. Arrivò a Mosaca sette anni fa al seguito di Carlo Cracco
Simone Gobbi, chef gambettolese di 37 anni, ha lavorato prima in Romagna e a Milano, poi ha avuto esperienze a Parigi e in California. Arrivò a Mosaca sette anni fa al seguito di Carlo Cracco

Cesena, 4 gennaio 2024 – Mentre si festeggiava l’arrivo del 2024 lui era in Russia, brand chef di tre ristoranti, due a Mosca e uno a San Pietroburgo. Questo il capodanno di Simone Gobbi, 37 anni, di Gambettola, con una sua storia iniziata a 14 anni nella cucina della mamma, la scuola alberghiera, la gavetta in alcuni ristoranti italiani e l’esperienza a Parigi e in California. Sette anni fa arrivò a Mosca al seguito dello chef Carlo Cracco, e da allora i russi non l’hanno più lasciato andare via.

Il primo lavoro di giovane cuoco alle Terre Alte di Longiano, poi alle Giare di Montiano e infine a Cesenatico da Vincenzo Cammerucci, dove Simone dice di avere imparato davvero l’arte del mestiere. A Gambettola, insieme a due amici, aprì il ristorante Note di Gusto ma fu una breve parentesi: "Avevo 26 anni – racconta Simone Gobbi - e quella fu una bella esperienza che però mi andava un po’ stretta, così dopo due anni decisi di lasciare la Romagna, prima a Parigi, poi a Milano, insieme all’amico Emanuele Pollini, a lavorare con lo chef Carlo Cracco. Dopo Milano sono andato a San Francisco per l’apertura di un ristorante dentro il Museum of Modern Art. Una nuova offerta di lavoro mi è poi arrivata ancora da Carlo Cracco che a Mosca doveva aprire il ristorante Ovo dentro l’hotel 5 Stelle lusso e mi chiese di far parte della squadra".

Non era nei suoi progetti rimanere a lungo a Mosca ma dopo un anno Simone Gobbi capì che nel campo della ristorazione Mosca offriva ampie possibilità di crescita, così decise di restare. Infatti nel 2022 un importante ristoratore russo-armeno, proprietario di 11 ristoranti, amante dell’Italia e della cucina italiana classica, gli affidò l’incarico di brand chef in tre dei suoi ristoranti italiani, due a Mosca e uno a S. Pietroburgo.

Qual è la sua funzione alla guida dei tre ristoranti?

"Ogni stagione studio dei piatti nuovi, li realizzo e li insegno agli chef e ai ragazzi della cucina, poi li inserisco nel menù per la clientela; la mia funzione è quella del controllo qualità della produzione nei tre ristoranti".

La figura dello chef italiano è apprezzata dai clienti?

"Quando vado in sala a parlare con i clienti, ad esempio a proporre un piatto al tartufo bianco, riscuoto molto interesse, noto che sono accolto in modo diverso rispetto allo chef locale". Come riesce a seguire i tre ristoranti?

"Quando sono a Mosca lavoro tre giorni in un ristorante e tre giorni nell’altro, e una o due volte al mese, in base alle esigenze, prendo il treno e vado a San Pietroburgo nell’altro ristorante della compagnia".

Quali sono i suoi progetti futuri?

"Per il momento non ho alcuna intenzione di cambiare perché dove sono sto molto bene e mi sento valorizzato. E’ vero che lavoro tanto, dai tre ristoranti mi contattano chef, cuochi, camerieri, direttori e altre figure, oltre 70 persone per ogni ristorante. Il lavoro inizia alle 10 del mattino con la c olazione e dalle 12 alle 23,30 la ristorazione di alta fascia e prezzo medio alto, non alla portat a di tutti".

In cucina usi prodotti della Romagna?

"Dall’Italia arrivano tanti prodotti come vino, olio, formaggi freschi e tartufo, della Romagna è molto apprezzato dai sommelier di Mosca il sangiovese superiore della cantina di Chiara Condello di Predappio".

Si avvertono nei vostri ristoranti i venti della guerra con l’Ucraina?

"I clienti non dimostrano esteriormente alcuna preoccupazione. Noi non ne parliamo e nei ristoranti si lavora sempre in pieno.