Concessioni demaniali in scadenza, balneari spiazzati: “Non c’è tempo per i bandi"

Cesena, il termine del 31 dicembre 2023 e la mancanza di una norma applicativa della Bolkestein mettono in grave difficoltà i balneari. Battistoni (Sib): "Il governo aveva preso impegni precisi"

Concessioni demaniali in scadenza

Concessioni demaniali in scadenza

Cesena, 31 agosto 2023 – Come previsto e già annunciato, i Comuni costieri non hanno le risorse umane per espletare tutte le pratiche relative ai bandi per l’evidenza pubblica delle concessioni demaniali.

In sostanza non ci sono i tecnici e nemmeno i legali, con cui poter mettere in moto una macchina organizzativa, la cui accensione richiede uno sforzo e un costo enormi. I balneari in questa situazione si trovano in un guado, perché da un lato è stabilito, deciso e confermato che le concessioni scadono il 31 dicembre 2023, ma dall’altro canto non vi è nulla all’orizzonte e soprattutto manca la necessaria legge del Governo per andare avanti sul fronte dell’applicazione della direttiva Bolkestein.

Il Governo per le parole spese in campagna elettorale e le promesse fatte agli stessi balneari, si trova in una difficoltà oggettiva, diversamente non si spiega il motivo secondo il quale i decreti attuativi (cioè come applicare la Bolkestein), dovevano essere scritti e approvati entro il mese di luglio, mentre domani è settembre e di questo argomento non ci sono novità all’orizzonte, se non riunioni previste in autunno.

Uno degli operatori più ferrati, il vicepresidente nazionale del sindacato Sib Confcommercio, nonché presidente dei balneari di Cesenatico, Simone Battistoni, fotografa una situazione tipicamente all’italiana: "I comuni non possono essere pronti perché è un’opera ciclopica e nessuno ha fornito agli enti locali gli strumenti. Il Governo ha dei precisi impegni, scritti e comunicati, per tutelare le imprese esistenti. C’è un sistema per tutelare un’offerta strategica, che non vuol dire non intervenire, ma ci sono tantissime concessioni affidabili, con criteri nuovi e non con le regole del secolo scorso come per le concessioni attuali, a impatto zero sul suolo e magari da dedicare ai giovani, con la possibilità di avere più imprese gestite da donne e aziende più aperte alle categorie fragili".

"Dobbiamo puntare sul nuovo, – prosegue Battistoni – seguendo un principio elementare, lo stesso dei taxi, perché se si allarga il numero delle concessioni, se ne comprano di nuovi e non si espropriano le auto ai tassisti attuali. Al sud ci sono ad esempio chilometriche distese di arenile dove è possibile ricavare migliaia di aziende".

I bagnini aprono nuovamente alla possibilità di pagare di più il suolo pubblico: "In questo contesto - afferma il vicepresidente nazionale del sindacato di categoria – siamo più che mai disponibili alla modifica degli attuali canoni, con una graduatoria che tenga in considerazione la reale valenza economica e turistica, così alcuni colleghi pagheranno lo stesso canone, altri in zone meno appetibili pagheranno meno e chi invece è in zone ad alta valenza turistica è giusto che paghi di più".

I balneari in larga parte hanno sostenuto le forze politiche dell’attuale Governo Meloni, non è infatti un mistero che a fronte della promessa di una determinata strategia, ci siano stati imprenditori del settore che hanno votato centro destra proprio per questo motivo ed ora lo fanno presente attraverso i vertici: "Al Governo chiediamo di intervenire - dice Battistoni - e di rispettare quanto dichiarato in campagna elettorale. Sappiamo che è previsto un tavolo, ma con la scadenza 31 dicembre occorre dare risposte e fare leggi, non chiacchiere".

Sulla questione interviene anche Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna: "L’incertezza sulle concessioni balneari mette a rischio il modello turistico emiliano-romagnolo, che è accessibile, a prezzi popolari, organizzato e con un sistema di salvamento tra i migliori al mondo. Le concessioni scadranno il 31 dicembre di quest’anno e serve una decisa guida nazionale, concertata con il settore, per accompagnare la transizione. Spetta al Governo e al Parlamento definire una normativa certa, che difenda le straordinarie caratteristiche della nostra riviera".